Il Manifesto per l’Europa, pubblicato da VoxEu (https://cepr.org/voxeu/columns/european-union-time-new-cold-war-manifesto ) e – in versione italiana – dal sito on-line del Sole 24 Ore, è firmato da protagonisti della politica economica e del dibattito europeo di 14 paesi. Il messaggio essenziale di tale Manifesto è che l’Unione europea (Ue) può difendere il proprio spazio internazionale, rompendo il ‘gioco’ conflittuale a ‘somma negativa” fra Stati Uniti e Cina, e può riprodurre il proprio modello economico-sociale di inclusione e cooperazione solo avviando profonde riforme che i firmatari, in modo forse provocatorio, definiscono come un processo di “federalismo graduale e pragmatico”.
Gli ingredienti di questo processo sono molteplici e difficili da combinare perché investono il terreno economico, istituzionale e politico.
Si tratta, infatti, di: innovare il modello produttivo della Ue grazie a un rafforzamento della capacità fiscale centrale per innescare una politica industriale europea e una connessa produzione di beni pubblici europei; attuare riforme di governance economica, a cominciare dalle nuove regole fiscali, che facilitino la convergenza all’interno dell’area mediante l’estensione del mercato unico alle variabili finanziarie e lo stimolo degli investimenti (sia pubblici che privati) come strumenti per processi sostenibili di crescita; contrastare il calo demografico grazie a politiche europee di immigrazione incentrate sull’educazione e sulla formazione; semplificare le procedure decisionali della Ue superando l’unanimismo prima dell’inclusione di altri paesi nel progetto europeo; recuperare rapporti di reciproca fiducia fra stati membri e fra istituzioni centrali e nazionali, ma soprattutto coinvolgere i cittadini europei per l’attuazione di forme di solidarietà che non siano ‘a senso unico’.
Le componenti di tale progetto possono apparire troppo ambiziose in un anno (come il 2024) di elevata incertezza e di scadenze elettorali. I firmatari del Manifesto ritengono, invece, che siano proprio sfide così impegnative ad aprire imperdibili opportunità. Per evitare un declino interno e internazionale e assicurare un futuro alle giovani generazioni, la Ue è chiamata a vincere questa scommessa.








