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Ugo De Siervo (Presidente emerito Corte Costituzionale): «Il sistema Stato-Regioni è un fallimento»

La Pandemia sta evidenziando il fallimento del sistema Stato-Regioni.

Lo sostiene Ugo De Siervo.

“Al momento attuale il contenimento della situazione emergenziale spetta essenzialmente ad organi statali (Parlamento e Governo, Presidente del Consiglio, Ministro della Salute, Dipartimento per la protezione civile, Commissario straordinario, ecc.) in applicazione dei decreti legge che dal febbraio scorso hanno fortemente integrato il Testo unico sulla protezione civile, pure prevedendo e disciplinando un nuovo tipo di decreti del Presidente del Consiglio (i tanto citati Dpcm) e cercando di tipizzare gli innumerevoli ambiti entro cui prevedere le azioni di contenimento della pandemia”.

“In tutto questo – scrive in un editoriale su La Stampa – le Regioni intervengono solo in funzione consultiva rispetto ad atti governativi e lo stesso esercizio dei loro precedenti poteri di ordinanza è ammesso solo entro limiti precisi e comunque definiti dalla legislazione statale“.

“Semmai nei più recenti Dpcm il Governo sembra aver cercato di coinvolgere maggiormente le Regioni, aumentando i loro poteri di tipo consultivo o meramente integrativi di determinazioni statali (ma non sempre la classe dirigente regionale accetta volentieri di apparire corresponsabile di scelte che valuta come impopolari)”.

“La realtà è costituita da una troppo modesta efficienza degli apparati amministrativi sia statali che regionali operanti a livello sanitario (essendo le Regioni responsabili di buona parte della gestione sanitaria ordinaria), mentre le classi politiche troppo spesso si riducono alla peggiore gestione politicante e risentono pesantemente delle più recenti forme di degenerazione personalistica, con la conseguente tendenza ad apparire titolari di poteri che, invece, non spettano loro”.

“In un quadro difficile come questo il problema di fondo quindi non è quello della ricerca della migliore suddivisione dei poteri fra Stato, Regioni ed enti locali, ma della qualità delle classi politiche e della loro effettiva rappresentatività; da quest’ultimo punto di vista appare ancora necessario che continuino ad avere un ruolo significativo, per quanto non decisivo, anche nel contenimento della pandemia, i rappresentanti diretti degli utenti piuttosto che alcuni funzionari statali decentrati sul territorio”.

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