Dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale emerge che l’83,4% dei dipendenti italiani ritiene prioritario che il proprio lavoro contribuisca al benessere olistico, fisico e psicologico. Inoltre, 3 milioni di dipendenti soffrono della sindrome “da corridoio”, ossia l’osmosi di ansie e disagi tra lavoro e vita privata, che incide negativamente sul benessere soggettivo, sulla qualità della vita e sulla salute mentale.
In particolare, il 25,7% dei dipendenti porta sul lavoro i problemi personali, con effetti negativi sulla performance. Il 31,8% dei lavoratori ha sperimentato sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio impiego, manifestando sintomi di burn-out.
Il disagio colpisce in misura diversa le fasce d’età: il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti e il 23% dei dipendenti più anziani. Il 63,5% dei lavoratori desidererebbe supporto per attività di meditazione o yoga, nonché un aiuto nell’accesso a uno psicologo.
L’89,4% vorrebbe più tempo per sé stessi, l’86,2% più momenti con amici e parenti, il 78,9% desidera svolgere attività fisica, mentre il 79% vorrebbe semplicemente riposare.
Tra le condizioni ritenute essenziali per un miglior ambiente lavorativo, il 94,6% dei dipendenti indica un buon rapporto con superiori e colleghi, il 93,1% la possibilità di operare con un certo grado di autonomia, il 92,2% un equilibrato bilanciamento tra vita privata e lavoro, il 91,6% la flessibilità degli orari e il 64,1% la possibilità di lavorare in smart working.
Alberto Perfumo, amministratore delegato di Eudaimon, sottolinea: “L’anelito al benessere è universale e riguarda tutte le dimensioni: fisica, mentale, sociale ed economica”.
Secondo Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, “i tempi sono maturi affinché le aziende si propongano come hub del benessere, garantendo ascolto e supporto, dalle soluzioni più semplici a quelle più complesse. Le persone non rinunciano più al proprio benessere olistico entrando in azienda. Tuttavia, le situazioni di stress, come la sindrome da corridoio, sono ancora molto diffuse. Attrarre e trattenere lavoratori significa sempre più rispondere a queste nuove aspettative”.








