“Anche se sulla scheda elettorale basterà scrivere un nome, di Giorgia Meloni ce ne sono tre: all’estero, in Italia e al vertice del potere.
La premier una e trina può gioire per la tenuta dell’economia e per una riconosciuta leadership a livello mondiale ma ha ancora tanti fronti interni, anche istituzionali, da curare dopo i suoi primi diciotto mesi a palazzo Chigi”.
Lo sostiene il direttore di Milano Finanza Roberto Sommella.
“Dal punto di vista della politica estera, il primo presidente del Consiglio donna, leader del partito di destra Fratelli d’Italia e dei conservatori europei, come l’ha incoronata recentemente in prima pagina il New York Times nel tentativo di metterla anche un po’ nel mirino, può andare fiera di aver stabilito in pochi mesi un rapporto diretto con i grandi del mondo.
E questo feeling, soprattutto con l’amministrazione americana guidata da Joe Biden, si riverbera non solo sul fronte dell’alleanza atlantica per la guerra in Ucraina alla Russia di Vladimir Putin ma anche a livello del G7, cui parteciperà a metà giugno persino Papa Bergoglio.
Un sentimento positivo nei confronti di Roma che si riverbera soprattutto, cosa più importante, sui mercati” prosegue Sommella.
Milano Finanza ha tracciato un bilancio economico e finanziario di questa prima parte di vita dell’esecutivo e i risultati sono lusinghieri, non v’è dubbio, addirittura rispetto al governo precedente guidato da Mario Draghi.
Lo spread si è ridotto del 41% da quando Meloni ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, passando da 233 punti (22 ottobre 2022) a 133 (30 aprile 2024).
L’Italia viene considerata nel mondo stabile e affidabile nonostante l’enorme debito pubblico, un po’ meno dalle istituzioni europee, le quali hanno pronta una procedura di infrazione per deficit eccessivo che già impensierisce il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alle prese con il grottesco più che imprevisto buco da oltre 200 miliardi di euro del Superbonus.
Dal punto di vista interno, Meloni è stata coerente con quanto annunciato: le imprese devono essere libere di fare ciò che devono.
E le aziende, pur in mezzo a mille problemi burocratici e di tassazione elevata hanno risposto macinando fatturato.
“La tenuta del sistema Italia e soprattutto delle pmi, divenute molto resilienti negli ultimi quattro anni di crisi pandemica e bellica, ha fatto sì che il pil nei primi diciotto mesi di gestione Meloni sia cresciuto quasi dell’1%, mentre è sceso il tasso di disoccupazione (-3,8%) ed è salito quello di occupazione (+2%) seppure a parità di salario, cosa che ha ridotto di molto il potere d’acquisto di milioni di italiani di fronte alla fiammata dell’inflazione, che all’inizio del mandato della premier era all’11,1%: molti prodotti, purtroppo, non hanno ora registrato un’analoga discesa dei prezzi e ciò rende tanti italiani più poveri.
Il quadro per Giorgia – così vuole che la si chiami, almeno nelle urne – appare confortante: la nave va.
Nonostante i dossier ancora da risolvere di Tim, Ita e Ilva.
E nonostante l’enorme debito pubblico che non si riesce assolutamente a tagliare” conclude Sommella.








