Insieme, mettersi insieme. Credo sia questa la chiave per rimettere in moto il Paese ed è per questo che aderisco con orgoglio all’Osservatorio Economico e Sociale “Riparte l’Italia” e a maggior ragione a far parte del suo “Comitato di indirizzo” insieme a tanti e tante autorevoli colleghi e colleghe.
Mai come adesso serve che tutti diano un contributo concreto per far ripartire il Paese: ognuno con la sua storia, la sua conoscenza ed esperienza. Proponendo idee e soluzioni. L’Osservatorio lancia sul digitale una sfida entusiasmante e quanto mai necessaria. Ognuno dei protagonisti del dibattitto che si svilupperà sul sito www.ripartelitalia.it rappresenta una competenza diversa e quindi la complementarietà dovrebbe garantire una migliore progettualità e probabilità di successo. Lo spazio web è aperto a tutta la società civile e alla classe dirigente di questo Paese nella consapevolezza che si possa restituire con piacere e gratitudine una parte di quanto tutti noi abbiamo ricevuto dall’Italia.
Il Paese era già sul punto di esplodere
Per ripartire bisogna però chiarire qual è il punto di partenza. Va detto che il Covid-19 da noi ha trovato un Paese fragile, con già gravi problemi di crescita per problemi che si trascinano da decenni: burocrazia, fiscalità, giustizia, elevatissimo debito pubblico, carenza di infrastrutture anche digitali, differenze nord-sud, sistema sanitario adeguato soltanto in alcune regioni, scarsi investimenti in ricerca, situazione dell’istruzione non adeguata ad un Paese moderno e l’elenco potrebbe ancora continuare.
Sono limiti che il virus ha esasperato, ma erano già presenti prima che lo stesso arrivasse. Riuscire ad arrivare al traguardo con una “macchina” in siffatte condizioni, è una impresa al limite dell’impossibile. La crisi, con le decisioni attuate per limitare l’impatto del virus, ha fatto quindi da detonatore ad una “santabarbara” che stava comunque per esplodere.
Come uscirne? Come ripartire? Intanto deve essere chiaro a tutti che questo è lo starting point. Pur essendo fondamentali, va subito detto che le misure prese a favore delle famiglie e della liquidità delle imprese non sono sufficienti. Le prime trimestrali delle aziende stanno già mostrando una pesantissima diminuzione dei fatturati e conseguentemente della loro redditività. Nell’analizzare il dato estremamente negativo con l’eccezione di alcuni settori (food, healthcare, armamenti, high tech e pochi altri) occorre poi considerare che almeno la metà del primo trimestre era stato positivo per cui nel secondo trimestre la situazione non potrà che peggiorare.
Lo Stato sostenga i consumi
Questi impatti potrebbero avere conseguenze non solo nel breve ma anche nel medio-lungo periodo con inevitabile perdita di quote di mercato a favore dei nostri competitors internazionali. In una economia di libero mercato sostenere i consumi è indispensabile.
Lo stato deve quindi assumere come priorità come sostenerli considerando che le aziende, per far fronte ai mancati ricavi, stanno lavorando alla riduzione dei costi e, dopo aver esaurito le ferie obbligate e la cassa integrazione non potranno che procedere con i licenziamenti. Alcuni settori come il retail (peraltro socialmente prezioso in quanto attività people intensive) vedono le aziende già portare i libri in tribunale e la prossima stagione estiva si può considerare ormai saltata.
Il dramma del turismo e le risorse che mancano
Ricordo che il turismo rappresenta il 13,2% del nostro PIL e la stagione estiva normalmente assorbe centinaia di migliaia di stagionali che quest’anno non troveranno lavoro. Il Paese rischia quindi di ritrovarsi, a settembre/ottobre, con uno/due milioni di disoccupati e naturalmente non può permetterselo sia da un punto di vista economico che sociale. Occorre quindi ristrutturare in fretta l’economia con un piano che nel breve sostenga la domanda lavorando nel frattempo per il rinnovo del nostro sistema infrastrutturale.
Come trovare un equilibrio adeguato? Ho già detto che far arrivare liquidità alle aziende ė fondamentale ma non sufficiente. Moltissime delle risorse finanziarie messe a disposizione delle aziende non sono a fondo perduto. Come le stesse potranno quindi rimborsare i prestiti, anche se a tasso zero e in un arco di tempo adeguato, se non riusciranno a produrre i flussi di cassa necessari per poterlo fare? Il tradizionale “familismo” delle imprese italiane fa inoltre si che le piccole aziende abbiano un potere contrattuale minimo nei confronti dei loro fornitori più grandi (con la conseguenza, per esempio, di essere pagate con estremo ritardo).
Le mosse necessarie ed urgenti
Vogliamo finalmente mettere mano a come stimolare/promuovere l’aggregazione delle piccole e medie aziende affinché possano realizzare economie di scala e acquisire una dimensione più competitiva sia per il mercato interno che su quello internazionale? Vogliamo stimolare gli aumenti di capitale necessari sia a superare la crisi che a finanziare successivamente lo sviluppo con adeguati vantaggi fiscali in entrambi i casi da parte dello stato?
Presto moltissime aziende saranno in 2447 ovvero con patrimonio netto negativo (anche se con il cd Decreto liquidità l’impatto è rimandato al 31.12.2020), e quelle più indebitate dovranno rinegoziare con le banche dei waver adeguati sperando comunque di poterne far fronte. Pur considerando che le banche in questo momento saranno più flessibili, agire sull’equity sarà praticamente inevitabile. Per mantenere poi una domanda adeguata occorrerà aumentare il potere d’acquisto dei dipendenti da un lato e limitare al massimo i licenziamenti dall’altro.
Nella impossibilità per le aziende di fare aumenti di stipendio a pioggia, qualora non ci fossero le risorse per ridurre il cuneo fiscale, si potrebbe prendere ad esempio il modello dei “flexible benefits” alzando la soglia del valore esente da imposte. Non costerebbe alle aziende e neanche allo stato considerando il beneficio che ne otterrebbe con i maggiori introiti dell’IVA. Per quanto riguarda la salvaguardia dell’occupazione una parte della soluzione potrebbe arrivare con una selezione da parte dello Stato delle attività maggiormente people intensive offrendole un sostegno specifico adeguato.
Ripartire dalle infrastrutture
Altro grande tema sono le infrastrutture: a parte l’incompiuta Alta Velocità le nostre infrastrutture sono in genere vecchie e obsolete per uno stato moderno. I recenti disastri stradali e autostradali ne sono una conferma. Completare autostrade e ferrovie incompiute, anche con un occhio alla mobilità locale (bus e ferrovia) sarà indispensabile anche considerando una nuova organizzazione del lavoro, più basata sullo smart working e sulla tecnologia, per l’impatto che questo avrà sulla mobilità.
Si potrebbe poi creare occupazione addizionale, ammodernando contemporaneamente il Paese, operando sulla trasformazione digitale, reti intelligenti, acquedotti, sistemi energetici sostenibili etc. Naturalmente per realizzare queste opere si dovrebbe poter disporre di una burocrazia adeguata come peraltro dimostrato dalla recente realizzazione del nuovo ponte di Genova.
Qualora si riuscissero a trovare le condizioni di contesto adeguate non sarebbe un problema trovare anche adeguati investimenti privati. È chiaro come ogni argomento trattato necessiti di un approfondimento specifico e che debba però anche essere affrontato in una ottica sistemica.
Telemedicina e riforma fiscale
In parallelo a quanto esposto è evidente come si debba poi operare su tutti gli altri temi come la giustizia, la ricerca e sviluppo, l’istruzione, la rivisitazione strategica del nostro modello di sanità (uscendo da una visione ospedalicentrica delle cure e quindi sviluppando network adeguati di assistenza domiciliare approfittando anche dei sistemi di telemedicina messi a disposizione dalle moderne tecnologie), il completamento di una riforma fiscale che, oltre ad essere più equa, disincentivi l’evasione e le attività “in nero” e che convinca al rimpatrio non solo le aziende italiane scappate in paradisi fiscali come Lussemburgo e Olanda (per rimanere entro i confini europei), ma anche incentivi le aziende estere ad investire nel nostro Paese.
Tutte le attività necessiteranno naturalmente anche di una strategia in termini di implementazione cronologica. Non riusciremo a fare tutto e subito dopo decenni di stasi e con l’aggravio dovuto al coronavirus. L’impresa è ardua ma se una nuova classe dirigente o una classe dirigente che abbia come priorità i superiori interessi del Paese e non gli interessi individuali o della enclave di appartenenza ce la possiamo fare. Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro Paese e alle nuove generazioni alle quali abbiamo il dovere di offrire un futuro adeguato.








