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Silvio Garattini (fondatore e presidente Mario Negri): «Niente panico su AstraZeneca, la vaccinazione è sicura. L’Italia si sbrighi a produrli in casa. Ne avremo bisogno a lungo e non possiamo continuare a dipendere da altri Paesi. Sollecitammo il precedente governo nel maggio scorso. Per i nostri 700 ricercatori lo Stato ci finanzia con appena 37 mila euro»

“La formazione di trombi è una   delle conseguenze del Covid. Dovremmo controllare se le persone colpite non avessero contratto l’infezione in modo silente”.

Lo suggerisce Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di   ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, che cerca di fare chiarezza su alcuni eventi gravi segnalati in concomitanza della somministrazione del vaccino AstraZeneca.

Lo scienziato ritiene giusti i controlli avviati e le misure adottate in via precauzionale dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa, ma invita i cittadini a non perdere fiducia nella profilassi contro il coronavirus pandemico.       

“Sono sicuro che tutti i controlli necessari verranno effettuati nei   prossimi giorni – spiega – Si fermeranno le somministrazioni del lotto sotto esame. Una commissione studierà le condizioni di salute delle persone colpite dagli eventi avversi. Verranno sottoposte a esami approfonditi anche le fiale dei lotti bloccati”.

“Poi saremo in grado di capire meglio se c’è un legame fra i casi di trombosi e le vaccinazioni. I controlli si faranno a livello nazionale, ma   dialogando con l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali”.       

“E’ giusto fare tutti i controlli – ribadisce Garattini – ma credo che alla fine troveremo che i vaccini non sono collegati ai casi di trombosi. Finora abbiamo somministrato decine di milioni di dosi e non ci sono stati gravi effetti collaterali. Non più di quelli degli altri vaccini”.

“Anche durante le sperimentazioni AstraZeneca aveva registrato un sospetto evento avverso, un caso di mielite. Ma poi si era capito che quel disturbo   non dipendeva dal vaccino”, anche se “ci vuole più trasparenza in   queste materie – avverte il farmacologo – altrimenti si genera   sfiducia tra la gente”.

“Oggi mi sarei aspettato un comunicato ufficiale delle nostre autorità sanitarie per spiegare quali e quanti sono i   casi sospetti e che tipo di controlli saranno messi in opera. Invece non ho sentito nulla del genere. E non è la prima volta”, osserva.

Il vaccino anti-Covid di “AstraZeneca – ricorda Garattini – è stato all’inizio consigliato sotto ai 55 anni, poi si è deciso di estenderlo anche ai più anziani, ma senza spiegare il perché, senza dire che nel frattempo erano usciti altri dati scientifici incoraggianti”.

“Cosa deve pensare un cittadino? I messaggi in politichese non vengono capiti dalle persone. Ci vuole più   chiarezza nella comunicazione da parte del ministero della Salute e dei cosiddetti esperti”, ammonisce il presidente del ‘Mario Negri’.  

Andrebbe detto, per esempio, “che ogni anno in Italia muoiono 600mila   persone, cioè più di mille al giorno. E’ possibile che qualcuno muoia in concomitanza con il vaccino. Ma il fatto che un evento accada dopo un altro non vuol dire che fra i due ci sia un rapporto di causa ed effetto”.

“Anzi, in genere non è così. Cercare di capire se c’è un nesso fra i due avvenimenti è un’operazione complessa, che richiede molte ricerche e controlli”.       

“Cosa potrebbe essere successo non lo so, tutto può essere – risponde lo scienziato – Sappiamo che i trombi sono una delle conseguenze del Covid e che alcune polmoniti si sviluppano in modo silente, senza dare sintomi. I vaccini poi non sono molecole chimiche, frutto di processi di sintesi che avvengono in modo sempre uniforme. Nascono da processi biologici, di fermentazione, che possono dare luogo a disomogeneità e devono seguire processi di purificazione. I controlli però sono rigorosissimi. E’ difficile pensare che un lotto sia stato rilasciato senza aver seguito tutte le procedure”.       

“Non credo che un dosaggio anche eccessivo possa causare questo tipo di problemi. Ma vedremo. E’ giusto in questi casi fermarsi e controllare tutto fino in fondo”, conclude Garattini che ricorda quando nel 2014 venne bloccato in Italia il vaccino Fluad.

“Fu bloccata una campagna contro l’influenza per alcune morti sospette. Poi si verificò che erano persone dalla salute già compromessa. Il vaccino fu assolto e la campagna riprese”.

Intanto – sottolinea Grattini –  i casi di Covid-19 in Italia potrebbero raggiungere i 40mila al giorno per fine marzo.

“D’altra parte si vedeva molto bene che sarebbe stato così, perché a partire da marzo abbiamo osservato un leggero, ma costante aumento dei contagi. Quindi è giusto che si prendono delle decisioni su nuove restrizioni, però con una regia centrale e coniugando da un lato il diritto dei cittadini di saperlo in anticipo e dall’altro la tempestività. Perché non è che si possa aspettare tanto tempo, quando le cose sono ormai molto chiare”.

“Bisogna che ci sia una regia centrale –   ribadisce – e che le Regioni siano in questo periodo degli enti che   operano eseguendo quello che viene deciso a livello centrale. Non possiamo avere questo continuo dibattito che rende ancora più difficile la situazione”.       

“Abbiamo urgente bisogno di realizzare vaccini anche nel nostro Paese, nell’ambito di una collaborazione europea. Non possiamo continuare a pensare che sono gli altri che ci portano quello che ci serve, siamo noi che dobbiamo contribuire”.

“Bisogna metterci a farlo con grande urgenza, se no avremo sulla coscienza i morti che andranno avanti”.

“Parlano tutti che ci saranno i vaccini, ma i vaccini non ci sono. Siamo stati completamente inattivi – rileva- A maggio scorso avevamo inviato un messaggio al governo per dirgli di darsi da fare sui vaccini”.

Garattini ha anche sottolineato come tuttavia in Italia “non abbiamo ricercatori sufficienti. Abbiamo la metà della media europea dei ricercatori, perché i ricercatori scappano da qui”.

“Non abbiamo il minimo per poter lavorare. I nostri fondi per la ricerca –  denuncia – sono minimi e non arrivano”.

E ha fatto l’esempio del suo istituto, dove lavorano 700 ricercatori, e che a dicembre “ha ricevuto un questionario per ricevere dal ministero della  Ricerca il contributo del 2017, che è di 36mila euro, per un  totale di 700 ricercatori”. 

Anche se ci sono “ricercatori italiani eccellenti – continua –  non ne basta uno bravo. Ci vogliono tante persone perché i problemi sono complessi”. 

Quanto al futuro e alle lezioni da trarre da questa esperienza, in vista di future pandemie, secondo Garattini, il “Governo deve avere una visione del peggior scenario possibile. Se dobbiamo prepararci, non dobbiamo pensare che le cose finiranno rapidamente, perché non finiranno rapidamente. Non dobbiamo dimenticare – conclude – che miliardi di persone non hanno vaccini a disposizione e che se non pensiamo a tutti, il virus  continuerà a circolare”.

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