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Siamo alla fine della Diversity & Inclusion? | L’analisi di Marino Longoni

“In Usa i corsi e i dipartimenti Dei (diversità, equità, inclusione) stanno crollando come castelli di carte”.

Marino Longoni su Italia Oggi parla dei cambiamenti in atto negli Stati Uniti: “Dopo le Big Tech (Musk, Bezos, Zuckerberg), Hollywood e moltissime grandi aziende, anche le università, luogo di nascita della rivoluzione woke, si stanno adeguando ai diktat di Trump: qualche settimana fa l’Università della Virginia ha votato per sciogliere il suo dipartimento Dei, che era diventato una fucina di terzomondismo anti-occidentale; l’Università della Carolina del Nord non obbligherà più gli studenti a seguire corsi Dei; nell’Università della Florida si sta compiendo una vera e propria controrivoluzione, si torna a valorizzare la civiltà occidentale giudaico-cristiana e la storia americana, dopo quasi un ventennio di auto-demonizzazione.

In pratica – sottolinea Longoni – dopo che il nuovo governo ha negato 400 milioni di dollari federali alla Columbia University per non aver difeso studenti e docenti ebrei durante le manifestazioni pro-Palestina dello scorso anno, le altre università si stanno mettendo in regola da sole, per paura di perdere fondi pubblici.

Così le bandiere arcobaleno della causa Lgbtq+ vengono ammainate. E anche il linguaggio sta cambiando molto rapidamente. Parole d’ordine come ‘intersezionale’ e, appunto, ‘inclusivo’, stanno diventando sconvenienti.

L’Europa invece sembra andare in direzione opposta. Il manuale per autori e traduttori della Commissione europea pubblicato lo scorso 14 febbraio è un festival del politicamente corretto: vietato, per esempio, usare la parola Chairman che non sarebbe inclusiva verso chi è woman (eppure anche woman contiene il ‘man’…).

Non solo, vengono censurati tutti i termini che contengono l’odiato ‘man’, come fireman, fisherman, policeman, ecc. I pronomi sono un’altra fissazione che costringe a contorsioni linguistiche pur di evitare passi falsi verso l’ideologia Lgbtq+. E guai a usare Christian name, come dicono gli inglesi, molto meglio first name.

La motivazione ufficiale è sempre quella dell’inclusività, del rispetto delle minoranze. Ma è evidente una profonda venatura antireligiosa, o almeno anticristiana. Ma – conclude – se non ci sono riusciti i preti in duemila anni a distruggere la chiesa, ci possono riuscire i burocrati europei?”

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