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Sangalli (Presidente di Confcommercio): «Consumi indietro di 25 anni, a rischio la ripresa»

Il Covid colpisce duramente il settore del commercio. A causa della pandemia, infatti, i consumi sono tornati ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, lancia l’allarme quindi sulle conseguenze che questo effetto può avere sulla ripresa economica e si dice preoccupato sull’aumento delle spese obbligate delle famiglie, quelle cioè incomprimibili. Secondo l’ufficio studi Confcommercio infatti quasi la metà del reddito delle famiglie viene impegnato per pagare bollette, affitti o l’assicurazione della macchina.

Nonostante gli sforzi messi in campo dal governo per sostenere i lavoratori in difficoltà durante l’emergenza Covid, l’unica soluzione, spiega Sangalli, resta il taglio delle tasse. “L’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Inoltre, ci preoccupa l’aumento delle spese obbligate delle famiglie”, puntualizza Sangalli.

“Se non si interviene con decisione tagliando le tasse perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica”. I bilanci delle famiglie restano vulnerabili alla crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria. Negli ultimi sei mesi infatti la quota del reddito destinata alle spese obbligate è aumentata, a scapito dell’acquisto di beni o servizi dovuto alle preferenze individuali. Secondo le analisi dell’associazione si tratta del 44% sul totale dei consumi delle famiglie (il livello più alto registrato dal 1995), arrivando a pesare per oltre 7.000 euro l’anno pro-capite.

L’abitazione impegna le risorse maggiori tra le spese obbligate. Si arriva a spendere 4.000 euro l’anno per poter pagare l’affitto, le tasse sui rifiuti o le bollette. Ma, tra le spese obbligate ci sono anche quelle legate alla mobilità, come l’assicurazione della macchina, il carburante o la manutenzione del mezzo di trasporto. Spese in servizi finanziari e cure mediche completano il bilancio di una famiglia italiana. Oltre alle spese destinate per le necessità, ad indicare un peggioramento del reddito famigliare è il brusco calo nell’ultimo anno delle spese in servizi e il conseguente aumento di consumi alimentari. In sostanza, le famiglie italiane per poter riempire il carrello della spesa, devono privarsi di una consulenza legale o del commercialista.
Secondo Confcommercio, non accadeva dal 2007 e questo è dovuto principalmente al calo della spesa in servizi che è passata dal 21% al 15,6% solo nell’ultimo anno. Le restrizioni imposte, soprattutto nella fase più acuta del lockdown, hanno spinto in molti a dover equipaggiarsi per poter comunicare con le persone più care o per esigenze lavorative. Questo spiega in parte l’aumento di spesa destinata in beni relativi alla comunicazione, come i telefoni cellulari che salgono al 40,6%. Diversamente da quanto successo invece in altri settori come autovetture, abbigliamento o le calzature in cui gli acquisti sono calati.

Nonostante “la sostanziale assenza d’inflazione negli ultimi anni” la distanza tra le spese obbligatorie e le spese libere non è diminuita e questo perché, come spiega Confcommercio, molte delle spese obbligate si formano “in regimi regolamentati e, comunque, in mercati scarsamente liberalizzati”.

In sostanza, la bassa inflazione unita ad un mercato monopolistico impedisce l’aumento della quota di reddito destinata alle spese libere. La soluzione indicata dal Rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio è “il rafforzamento del processo di liberalizzazione dei mercati”, unico intervento in grado di “giovare al sistema economico nel suo complesso e al miglioramento del benessere economico della popolazione”.

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