Sabino Cassese indica quali sono le quattro lezioni da trarre dall’evidente fallimento di alcune regioni italiane nella somministrazione dei vaccini alle fasce più deboli della popolazione, e alle carenze dell’amministrazione centrale nell’attuazione del proprio piano vaccinale e nell’imposizione delle proprie priorità.
La prima lezione, scrive, è che «non è dalla struttura accentrata o decentrata dello Stato che dipende il buon funzionamento delle istituzioni. Un Paese con secoli di esperienze di “self government” (il Regno Unito) e un altro a struttura federale (gli Stati Uniti), messi alla prova di una pianificazione nazionale, hanno fatto meglio dell’Italia (e di altri Paesi europei). Lì ci sono gli “anelli di congiunzione” tra centro e periferie, da noi no».
«La seconda: regionalismo, riconoscimento delle autonomie, decentramento, non vogliono dire costituzione di repubbliche indipendenti. Quando l’obiettivo è nazionale e così drammatico, bisogna sapere cooperare, invece di alimentare orgogli regionali. L’esempio del Regno Unito e degli Stati Uniti lo dimostra».
«La terza: abbiamo una costante incapacità di imparare dalle buone pratiche. Perché Lombardia e Calabria non hanno rapidamente seguito l’insegnamento delle “best practices” del Lazio»?
«La quarta: nel corso della storia repubblicana, ogni volta che un’amministrazione non funzionava, si sono istituiti organismi satelliti, per supplire alle carenze rilevate, preferendo aggirare così l’ostacolo della riforma dell’amministrazione disfunzionale. Si è venuta a costituire una amministrazione disaggregata, ad arcipelago. Di questo fanno parte l’Azienda regionale per l’innovazione e per gli acquisti (Aria) lombarda e la Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che non sono la soluzione del problema, sono esse stesse un problema».








