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Regolare non basta, all’Europa serve uno stack tecnologico | Lo scenario di Stefano Epifani

“Non è mai esistita una sovranità digitale europea nel senso pieno del termine, ma questo non significa che sia impossibile costruirla oggi. Significa che dobbiamo smettere di raccontarci che basti la regolazione. Serve un progetto” – afferma Stefano Epifani, indicando nella costruzione di uno stack tecnologico europeo il vero nodo strategico.

Un progetto che, secondo Epifani, richiede collaborazione, la vera debolezza dell’Europa.

“Abbiamo competenze distribuite, ma non ecosistemiche. E ogni volta che un Paese cerca una scorciatoia bilaterale con gli Stati Uniti, depotenzia qualsiasi tentativo di costruzione comune”.

Norme e investimenti devono procedere insieme.

“Senza infrastrutture, la normativa resta lettera morta. Senza regole, l’infrastruttura diventa caos. Se riteniamo sensato investire il 5% del Pil in difesa militare, dovremmo considerare altrettanto sensato investire in infrastrutture digitali strategiche. Sono armi di difesa, solo di un altro tipo”.

Anche sull’intelligenza artificiale, Epifani invita a cambiare approccio.

“La partita non è sull’hardware, ma sugli algoritmi e sui modelli. Rischiamo di investire in supercomputer senza sapere cosa farne, mentre altri investono nelle logiche che governano quei sistemi”.

E sul quantum computing avverte: “È fondamentale investire, ma aspettare il quantum per saltare i prossimi dieci anni significa rinunciare a giocare una partita decisiva”.

Il rischio finale, conclude, è politico: “Stiamo accelerando nella direzione sbagliata, chiamando innovazione una progressiva rinuncia alla capacità di decidere. La sovranità digitale non si perde con una crisi: si perde per inerzia”.

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