Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Luigi Balestra (presidente Osservatorio Riparte l’Italia): «Ecco come cambiare il reclutamento e la formazione dei pubblici dipendenti»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

La percezione della pubblica amministrazione come un ostacolo, rispetto alla concreta realizzazione di progetti e di iniziative della più disparata natura, è piuttosto diffusa, al punto da essere divenuta uno di quei luoghi comuni che ingabbia ogni ragionamento che si incentri sul tema del rilancio del Paese.

Nell’audizione in Commissioni riunite (I e XI Camera, 1° e 11° Senato) del 9 marzo, il Ministro della Pubblica Amministrazione, nell’assumere quale punto di partenza dell’azione politica il PNRR inviato dal precedente Governo alle Camere il 12 gennaio u.s., ha senza tentennamenti evocato un monito: ora o mai più.

In ciò la piena consapevolezza che senza un cambiamento di rotta che conduca la Pubblica Amministrazione a significativi livelli di efficienza, qualunque progettualità – e, ancor più, quella complessa e ramificata destinata a dispiegarsi nei prossimi anni – corre un serio rischio di insuccesso. La Pubblica Amministrazione è chiamata ad assumere un ruolo fondamentale, divenendo un fattore di catalizzazione della ripresa, un acceleratore della crescita economica e sociale.

Il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale sottoscritto il 10 marzo a Palazzo Chigi può segnare un punto di partenza importante, a condizione che la realizzazione concreta degli obiettivi che ci si prefigge di realizzare abbia alle spalle una progettualità ad ampio spettro, che sappia elevare competenza ed efficienza a vessilli dell’azione riformatrice.

L’efficienza della Pubblica Amministrazione è presupposto fondamentale, da un lato, affinché gli investimenti possano essere realmente forieri di risultati, le imprese possano essere favorite nella crescita e nello sviluppo di processi di innovazione; dall’altro, perché gli individui possano, con modalità semplici e spedite, accedere ai servizi, assecondando fondamentali bisogni.

La sfida per una Pubblica Amministrazione competente e volitiva, protagonista, attraverso un processo di transizione digitale, di tutti gli innovativi percorsi tracciati dal PNRR, è dunque ormai ineludibile.

Gli interventi che si profilano, al fine di raggiungere l’ambizioso traguardo, sono articolati su plurimi piani. Uno di essi, certamente fondamentale, riguarda le persone che operano nella Pubblica Amministrazione. Si tratta di intervenire su molteplici livelli: formazione, riqualificazione, reclutamento.

Il tema della selezione dei nuovi accessi è centrale, ancor più al cospetto di dati che fotografano una situazione in cui l’età media dei pubblici dipendenti è di 50,7 anni, con un numero di pensionati che nel 2021 supererà quello dei dipendenti in attività.

Ben venga, in uno scenario di questo genere, l’abbandono del modello dei concorsi centralizzati, connotati da graduatorie che contemplano la possibilità di scorrimento aventi durata pluriennale, sostituito da una selezione focalizzata sulle esigenze e i fabbisogni delle singole amministrazioni. Del pari, interessante appare l’ideazione di percorsi volti a selezionare i migliori laureati, i giovani in possesso di titoli qualificati (dottorati), nonché diretti a favorire la mobilità di professionalità provenienti dalle università, italiane o straniere, dalle organizzazioni internazionali, ovvero dal privato.

Rimane però il tema della formazione dei pubblici dipendenti, su cui autorevoli voci – a cominciare da Franco Frattini e Luigi Carbone – hanno soffermato la propria attenzione nei giorni passati. La competenza e la professionalità, pur costituendo imprescindibili qualità ai fini della selezione, sono di per sé insufficienti a dar conto dell’effettiva capacità di incarnare la funzione, alla stregua di paradigmi realmente rispondenti alla soddisfazione degli interessi sottostanti all’azione amministrativa. Cultura, mentalità, modalità di approccio, dovranno essere quelle proprie, specifiche, della Pubblica Amministrazione. Non si può pensare che l’esperienza maturata all’esterno (durante la formazione scolastica e universitaria, il servizio prestato in altre strutture lavorative, o in altri contesti) possa essere acriticamente, senza alcuna rivisitazione, importata all’interno dell’Ente.   

Si impongono allora interventi mirati sul piano della formazione, idonei a creare una figura del pubblico dipendente che – con riguardo alle specifiche aree di competenza dell’Amministrazione nella quale è destinato ad essere inserito – sappia agire alla stregua di canoni di efficienza, di professionalità tecnica e di equilibrio. Si tratta di interventi non semplici da ideare e che, soprattutto, richiedono investimenti nel tempo.

La domanda che ci si potrebbe allora porre è la seguente: perché attendere che i giovani si formino altrove, per poi reclutarli. Non sarebbe opportuno pensare altresì alla creazione di una nuova e alta Scuola a numero chiuso, da collocare all’interno della SNA – magari nel contesto di un progetto di ampio respiro che veda coinvolto anche il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) – ovvero da realizzare in convenzione con la medesima, nella quale far affluire, attraverso adeguati incentivi, i giovani che, al termine del percorso della scuola superiore, rappresentino l’eccellenza a livello nazionale. L’itinerario di studi, ben inteso, dovrebbe essere differente da quello rinvenibile nel contesto di Corsi di laurea vertenti sui temi dell’amministrazione pubblica.

Andrebbe costruito su un’idea di funzionalità concreta rispetto ai plurimi percorsi concepibili all’interno delle Pubbliche Amministrazione. Declino deliberatamente al plurale, posto che in una realtà sociale ed economica complessa, qual è quella contemporanea, sarebbe ingenuo pensare alla Pubblica Amministrazione come a una monade.

In definitiva, una Scuola eminente dalla quale le Pubbliche Amministrazioni, attraverso ineccepibili procedure di selezione, sarebbero chiamate ad attingere. Ciò contribuirebbe a: 1) rendere ambito il traguardo dell’accesso alla pubblica amministrazione; 2) responsabilizzare le nuove leve al cospetto di un progetto che concerne l’intero sistema Paese; 3) trasformare la Pubblica Amministrazione secondo itinerari più coerenti e connotati da una visione nitida del futuro.

Si darebbe in tal modo vita a un progetto in cui i risultati non sarebbero immediati, ma si rivelerebbe certamente idoneo a contribuire a una nuova identità della Pubblica Amministrazione del futuro.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.