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Quella degli incentivi è una giungla di 2 mila misure nazionali e regionali, serve mettere ordine | L’analisi

Il sistema di agevolazioni, dai contributi a fondo perduto ai bonus di diversa natura, si è trasformato negli anni in un labirinto. Per questo la riforma degli incentivi alle imprese è diventata una priorità. L’intervento del Governo è apprezzabile per mettere ordine in un ginepraio di quasi 2mila misure tra livello nazionale e regionale. Il ricorso alla delega significa che ci vorranno un paio d’anni per ridefinire l’intero sistema, nella migliore delle ipotesi.

Due gli orientamenti della riforma: programmazione degli interventi e misurabilità dell’impatto economico. Principi certamente condivisibili, ma che non offrono alcuna indicazione sulla nuova architettura degli incentivi, sugli obiettivi. Innanzitutto, occorrerebbe definire un perimetro quanto più preciso tra misure centralizzate e incentivi regionali, per evitare duplicazioni e sovrapposizioni. A livello nazionale dovrebbero essere individuate poche ma chiare misure, stabili nel tempo, con dotazioni finanziarie adeguate e coerenti con la effettiva capacità di assorbimento.

Altra criticità emersa è la taglia unica delle misure di incentivazione, ignorando che le agevolazioni dovrebbero essere differenziate sulla base della classe dimensionale delle imprese. Al tempo stesso, la fase di pandemia ha prodotto un’eccessiva frammentazione delle misure a favore delle imprese con il ricorso sistematico al meccanismo del click day, con il risultato che l’accesso agli incentivi si è trasformato in una lotteria. Occorrono al contrario meccanismi automatici per garantire tempi rapidi e procedure trasparenti. Insomma, la delega per riformare gli incentivi alle imprese, così come quella sul fisco attesa nei prossimi giorni, sono auspici, manifestazioni d’intenti. La capacità di disegnare un sistema efficiente sarà tutta da dimostrare.

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