“Al decimo giorno di conflitto, la domanda che domina le cancellerie internazionali è una sola: quando e come si concluderà questa guerra.
Una risposta, al momento, non ce l’ha nessuno”.
Inizia così l’analisi di Rocco Cangelosi, diplomatico italiano di lungo corso, dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net
“Non ce l’ha il presidente Trump, che alterna dichiarazioni trionfalistiche alla prosecuzione dei bombardamenti e non esclude l’invio di truppe di terra.
E non ce l’ha il premier israeliano Benjamin Netanyahu, deciso a cogliere l’occasione per colpire in modo definitivo la minaccia iraniana e mettere fine al regime degli Ayatollah.
Nonostante segnali di tensione interna — come le scuse del presidente Pezeshkian ai Paesi del Golfo — Teheran continua a muoversi sul terreno della guerra asimmetrica.
L’obiettivo è chiaro: aumentare il costo politico e militare dell’operazione per Stati Uniti e Israele, aprendo più fronti possibili e sfruttando le proprie reti regionali.
I Paesi arabi moderati, a partire dall’Arabia Saudita, osservano con crescente inquietudine la strategia israeliana.
Il timore è che Netanyahu voglia consolidare un’egemonia regionale e imporre una sorta di pax ebraica in Medio Oriente.
Una prospettiva che non rassicura gli emirati e le monarchie del Golfo, consapevoli della presenza — spesso sotterranea — di movimenti salafiti, wahhabiti e della Fratellanza Musulmana nelle loro società.
Movimenti che potrebbero reagire con forza a un riassetto regionale percepito come imposto da Israele.
A ciò si aggiunge un altro timore: un Iran laicizzato e aperto all’Occidente potrebbe riaccendere lo spettro delle primavere arabe, un ricordo ancora vivo e temuto nel mondo arabo.
E le preoccupazioni non finiscono qui.
L’ipotesi che un Iran indebolito possa essere smembrato, aprendo la strada alla nascita di un grande Stato curdo, inquieta non solo la Turchia di Erdoğan ma tutti i Paesi della regione che ospitano consistenti minoranze curde.
Un simile scenario ridisegnerebbe gli equilibri mediorientali con conseguenze imprevedibili.
Intanto la guerra prosegue, mentre una resa incondizionata dell’Iran appare improbabile.
L’impressione diffusa è che l’apprendista stregone abbia scoperchiato il vaso di Pandora e ora non sappia più come richiuderlo” conclude Cangelosi.








