Su Repubblica Gianni Riotta si occupa delle elezioni presidenziali Usa. E si chiede quale conflitto peserà di più, il 5 novembre, nella sfida per la Casa Bianca fra il presidente democratico Joe Biden e il candidato repubblicano Donald Trump: guerra in Ucraina, a Gaza o guerra a TikTok? Il dilemma, che accosta la guerra globale del presidente russo Vladimir Putin alle democrazie, lo scontro fra Israele ed Hamas, dopo il pogrom del 2023 e le migliaia di vittime palestinesi, alla chiusura del social media di proprietà cinese, condensa realtà e miti nel nostro tempo.
Sembra assurdo, morti e devastazioni pesano sulle elezioni Usa quanto video virali, ma è così. 170 milioni di americani usano TikTok, under 30 è un’ossessione e la scelta del presidente di proibirlo, o porlo sotto controllo di brand nazionali, vede il 40% dei ragazzi ostile. A meno di sei mesi dal voto, Biden appare alle corde. Il ritardo tragico imposto, al Congresso, dai trumpiani ai fondi per l’Ucraina costa, annotano gli strateghi dell’Institute for the Study of War, l’offensiva russa sulla città di Kharkiv, forse diversivo per frammentare il fronte a sud.
Lo studioso di strategia John Nagl, molto ascoltato a Washington, consiglia di non illudersi su “tregua” o “trattativa” con Putin, pronto alla guerra di lunga durata e non al negoziato, come dimostrano i documenti della rivista Foreign Affairs a firma Sergey Radchenko e Samuel Charap. La Russia ha deciso che l’Occidente è nemico strategico e, ove trionfasse a Kiev, conclude lo storico Frederick Kagan, inquadrerebbe nel mirino i paesi Baltici, Estonia per prima. Come dimostra il colpo ai vertici delle forze armate imposto ieri. Difficile, dunque, che dall’Europa dell’Est vengano buone notizie per Biden.
Anche lo scontro che oppone il presidente al premier israeliano Benjamin Netanyahu, politico e di personalità, fino all’embargo sulle bombe da duemila libbre, mette a rischio voti, ebrei scontenti per la mancata solidarietà, studenti radicali a protestare nei campus, disperdendo suffragi tra i candidati minori, il complottista Robert Kennedy, la verde Jill Stein o il filosofo Cornel West che accusano Israele di genocidio, con gli arabi del Michigan pronti ad astenersi.








