“Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche”.
In questo passaggio del discorso del premier Mario Draghi che si è tenuto ieri in Senato c’è forse la maggiore discontinuità rispetto all’esecutivo precedente.
Lo sostiene l’economista Tito Boeri.
“Sin qui la strategia dominante era stata quella dell’ibernazione del Paese in attesa di poter riaccendere la luce (la metafora utilizzata da Draghi). Nei 2020, un anno in cui il reddito nazionale calerà de110%, i fallimenti di impresa sono crollati del 40 % rispetto al 2019, un anno di moderata crescita”.
“Diminuiti del 60% anche i licenziamenti economici, vietati ma possibili in caso di cessazione di impresa”.
“L’altra faccia della medaglia di questa ibernazione – sostiene Boeri – è stata il crollo della nascita di nuove imprese (-20%) e delle assunzioni (-30%) oltre che il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato che ha colpito specie le donne. Ibernare un Paese così a lungo è non solo economicamente, ma anche socialmente troppo costoso. Il mezzo milione di lavori tenuti fuori dal mercato coinvolgono il migliore capitale umano (giovani e donne in primis) di cui disponiamo e rischiamo di rendere la povertà una strada senza uscita per milioni di persone”.
“La geografia economica sta già cambiando. Lo confermano i dati sulle assunzioni pianificate dalle imprese: le uniche professioni in cui il lavoro aumenta sono quelle dei “medici e specialisti della salute” e degli “specialisti in scienze informatiche” spiega l’economista in un suo intervento sul quotidiano La Repubblica.
Costi di transizione
“Nell’ambito del lavoro poco qualificato, che ha bisogno di maggiore tutele, crollano camerieri e commessi mentre aumenta il peso relativo delle assunzioni nei servizi di pulizia e sanificazione. La filosofia del nuovo governo è perciò quella di facilitare lo spostamento dai settori in declino a quelli in espansione riducendo il più possibile i costi sociali della transizione”.
“Il nuovo esecutivo ha di fronte a sé due scelte difficili in cui è chiamato a mettere in pratica subito questo nuovo orientamento. La prima riguarda cosa fare del blocco dei licenziamenti. La seconda è su come adeguare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive per rendere meno costosa questa massiccia ricollocazione di lavoro: il ministro del Lavoro, Orlando, ha promesso una bozza di riforma entro fine mese”.
Emergenza e Riforme
“In verità – aggiunge Boeri nel suo editoriale – c’è anche una terza scelta, ancora più difficile, sul ristori. Si intende essere molto più selettivi negli aiuti alle imprese di quanto fatto sin qui. Il problema è come scegliere chi aiutare e chi no, alla luce del fatto che si tratta per lo più di imprese di piccole dimensioni di cui non solo le amministrazioni pubbliche, ma anche le stesse banche, difficilmente sanno valutare le prospettive future. Tutto ciò dimostra che non e possibile separare l’emergenza dalle riforme”.
“Chi ha caratterizzato il nuovo governo come un esecutivo di tecnici che pensano alle riforme e di politici che pensano alla gestione dell’emergenza si dovrà ricredere. Le due dimensioni sono inscindibili”.
L’economista Carlo Cottarelli prende invece in esame il passaggio del discorso in cui Draghi annuncia che sarà rivisto il nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), su cui è caduto il precedente governo.
Draghi ha chiarito che il Pnrr non sarà riscritto completamente e rimandato al Parlamento. Il governo rafforzerà invece il piano precedente alla luce dei commenti ricevuti durante la discussione parlamentare in corso.
Il perimetro dello Stato
“Draghi ha detto che si tratterà, soprattutto, di rafforzare il Pnrr in termini di obiettivi strategici e di riforme – scrive Cottarelli su Repubblica – Ma dietro questa apparente continuità esistono importanti differenze. Quella principale è di aver chiarito fin dall’inizio quale debba essere il ruolo dello Stato e il perimetro dei suoi interventi nell’economia”.
“Compito dello Stato è utilizzare le leve della spesa perla ricerca e sviluppo, dell’istruzione e della formazione, della regolamentazione, dell’incentivazione e della tassazione”.
“Il precedente Pnrr – sostiene Cottarelli – non chiariva esplicitamente la questione, ma sembrava orientato verso una maggiore presenza dello Stato nella gestione economica a partire dalla dimensione e dal ruolo previsto per gli investimenti pubblici.
Il Sud
“È significativo, in proposito, quanto Draghi ha detto su quel che serve per ridurre le diseguaglianze territoriali e di genere. Al Mezzogiorno serve la «capacità di attrarre investimenti privati».
Questione di genere
Questo potrà anche richiedere investimenti pubblici, ma questi saranno utili solo irrobustendo le amministrazioni pubbliche che li gestiscono e creando «un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite». E sulla parità di genere non si punta sul «farisaico rispetto di quote rosa», ma sul creare «parità di condizioni competitive tra generi». Insomma occorre dare opportunità alle donne, per esempio attraverso «eguale accesso alla formazione» e «un sistema di welfare che permetta … di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini»”.
“Le riforme necessarie per la crescita – scrive l’economista nel suo editoriale – si inseriranno in questo approccio strategico”.
E Cottarelli analizza 4 aspetti chiave.
Tre punti a favore e uno contro
“Primo, il precedente Parr trascurava completamente la riforma del regime di concorrenza, che è ora invece tra le prime citate”.
“Secondo, viene posta al centro della strategia di crescita la riforma del fisco, cosa del tutto appropriata, compreso la centralità della lotta all’evasione”.
Ma, nello sperare che si facciano significativi passi avanti in quest’area, occorre contare sull’abilità politica di Draghi nel riconciliare posizioni in materia a prima vista irriconciliabili come quella della Lega e del Pd”.
“Terzo, ho più volte sottolineato come gli investimenti pubblici e privati siano frenati dalla lentezza della nostra pubblica amministrazione. L’enfasi data all’importanza della riforma della pubblica amministrazione è quindi del tutto appropriata”.
“Resto però dubbioso – precisa Cottarelli – che tale riforma possa essere basata solo sulle due direttrici menzionate: investimenti in connettività e formazione”.
“Serve anche una gestione più moderna e manageriale degli uffici pubblici, basata sulla definizione di chiari obiettivi, premi e responsabilità, anche politiche, per il loro raggiungimento, come fatto, per esempio, coni Public Service Agreements introdotti alla fine degli anni ’90 dal governo Blair nel Regno Unito (la cui introduzione fu tentata in Italia una decina di anni fa, ma fallita In pratica)”.
“Il quarto punto riguarda invece un’omissione, l’unica che ho trovato, ma che mi sembra importante: il nostro paese ha un disperato bisogno di una massiccia semplificazione burocratica (normativa e regolamentare), conditio sine qua non per attirare investimenti privati in quantità adeguata. Alla semplificazione Draghi ha fatto solo pochi cenni”.








