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Precipita il potere d’acquisto dei salari. Ecco i dati | L’analisi

Le retribuzioni crescono ma continuano a perdere terreno rispetto alla corsa dei prezzi: nei primi sei mesi dell’anno – segnala l’Istat, nonostante il recente rallentamento dell’inflazione, la distanza tra la dinamica dei prezzi (Ipca) e quella delle retribuzioni supera ancora i sei punti percentuali.

Il calo dei salari reali, i rincari del periodo estivo e la preoccupazione per la situazione economica pesano sul clima di fiducia con un calo a luglio dell’indice per i consumatori e un aumento per le imprese.

A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie nominali segna un aumento dell’1% rispetto al mese precedente e del 3,1% rispetto a giugno 2022.

Nello stesso mese l’aumento annuo dei prezzi è stato del 6,4% mentre l’inflazione acquisita a giugno per il 2023 è del 5,6%.

La situazione dovrebbe lievemente migliorare nel corso dell’anno ma le retribuzioni contrattuali orarie difficilmente riusciranno a recuperare l’aumento dei prezzi.

Se nel primo semestre infatti si è avuto un incremento nominale dei salari del 2,4% si attende un aumento del 2,9% nel secondo semestre per un aumento nella media dell’anno del 2,7%.

Oltre la metà dei dipendenti a giugno aveva il contratto scaduto e quindi resta in attesa degli aumenti salariali.

Alla fine del mese i 42 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardavano il 46,1% dei dipendenti – circa 5,7 milioni.

In pratica la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 53,9%, anche se in diminuzione rispetto al mese precedente (55,9%).

Mediamente, i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono 26,2, in diminuzione rispetto allo stesso mese del 2022 (30,7).

A luglio l’indice del clima di fiducia dei consumatori scende a 106,7 da 108,6 di giugno mentre l’indice del clima di fiducia delle imprese cresce, passando da 108,2 a 109,1, grazie all’aumento per i servizi e le costruzioni.

Tutte le serie componenti l’indice di fiducia dei consumatori si deteriorano “eccetto i giudizi sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale”, segnale della preoccupazione delle famiglie per il proprio futuro economico.

La fiducia delle imprese si legge anche nei dati della cassa integrazione che segnano a giugno un calo delle richieste sia su maggio (-14,9%) sia su giugno 2022 (-40,9%).

Una tendenza rilevabile anche nel tiraggio, ovvero nell’effettivo utilizzo della cassa che cala ancora nei primi quattro mesi dell’anno attestandosi ad appena il 21,73% delle ore autorizzate dall’Inps.

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