Pierpaolo Sileri (viceministro della Salute): «Manderei chi lucra sulla sanità nei reparti di terapia intensiva a servire lo Stato»

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, riguardo il Recovery Plan.

«La sanità ha ricevuto in questi mesi tanti finanziamenti per l’emergenza Covid. A me fa male vedere che per la sanità è destinata la cifra più bassa di tutto il programma, ma se si va a leggere bene il piano, la sanità rientra anche in altri stanziamenti, ad esempio sulla digitalizzazione. Pensate alla cartella clinica digitalizzata, quanto risparmio può portare».

Gli sforzi sulla sanità in questi mesi sono stati notevoli, ma per stabilizzare il sistema ci vorrebbe un percorso di investimenti decennale. «È chiaro che come viceministro della Salute avrei voluto più soldi per la sanità, servirebbero tra i 30 e i 50 miliardi in un percorso anche decennale. Iniziamo però a lavorare su questo, la digitalizzazione del nostro Ssn ridurrà al massimo gli sprechi e porterà ad un miglioramento delle cure». 

Sulla corruzione nella sanità, ha osservato. «Purtroppo la sanità rappresenta una mangiatoia, al di là del periodo Covid più o meno il 5% del fondo sanitario nazionale va via in corruzione. Con il Next Generation Ue spetterebbero alla sanità 9 miliardi, considerate che più o meno la stessa cifra se ne va ogni anno in corruzione. Chi lucra sulla sanità diventa un assassino perché se togli alla sanità dei soldi destinati alla cura del cittadino, quel cittadino rimane senza cure e rischia di morire. Bisogna fare attenzione perché su questi fondi europei ci si gettano gli avvoltoi, quegli esseri spregevoli che hanno pensato di lucrare persino sui respiratori, io li lascerei in galera di giorno e di notte li metterei nei reparti di terapia intensiva a servire lo Stato. I soldi sono arrivati, il problema è come vengono impiegati e chi ci mette le mani sopra. In Calabria ci sono state fatture pagate 2-3 volte, con una contabilità orale che quando si tratta di  milioni di euro è una presa in giro, nemmeno mia nonna aveva la contabilità orale a casa».

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