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Piacentini: «Usiamo la app Immuni. E prepariamoci ad una nuova pandemia»

«Dobbiamo preparare la prossima mossa, perché la domanda non è “ci sarà una nuova pandemia?” è “quando arriverà?”. Saremo colpevoli o saranno colpevoli quelli che non si faranno trovare pronti».

Lo afferma Diego Piacentini, già vice presidente di Apple e Amazon e commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale in Italia dal 2016 al 2018 e oggi senior advisor del fondo Kkr, intervistato daMartina Pennisi per il Corriere della Sera.

Farsi trovare pronti. Come? «Servono investimenti in infrastrutture, in tecnologia. Riserve che diventeranno utilizzabili solo quando sarà necessario: non bisogna pensare solo all’ottimizzazione del profitto o alla riduzione delle spese, ma mettere in conto un impatto economico immediato che magari corrisponderà a un beneficio tra dieci anni. E serve una cooperazione fra Stato e aziende, lo Stato da solo non può farcela. Qui Amazon si sta adoperando per creare la sua capacità di test per i dipendenti. Poi c’è la capacità di reagire».

Cioè? «La tecnologia è solo uno strumento: se non è supportata da scelte, processi e competenze non viene usata al massimo scopo. Bisogna creare la capacità dinamica di reagire velocemente. In Italia mi è sembrato di capire che l’indipendenza delle Regioni sulla sanità sia stata un problema: durante un’emergenza si può decidere di passare da una gestione decentralizzata a una centralizzata, per poi tornare a quella decentralizzata. Ecco una situazione dinamica: esistono delle regole, ma non sono fisse».

Sull’asse Stato-Regioni c’è anche l’app Immuni. «Esatto. Ed è un esempio calzante anche per l’individuazione dei processi: chi riceve la notifica deve sapere che entro un tot di ore farà il test, saprà il risultato e che nei giorni successivi ripeterà il test. L’app deve essere inserita all’interno di meccanismi esistenti, altrimenti non solo non è utile, ma può diventare controproducente».

Una componente utile? «Lo vedo come un primo passo molto importante. Serve un approccio di miglioramento marginale. La domanda è: si riesce a gestire meglio la pandemia con questa app o senza? La risposta è con. Poi se si potrà fare meglio, magari con la costruzione di un modello epidemiologico basato sui dati, ce ne si occuperà in un secondo momento. Insisto: anche in vista di una nuova pandemia».

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