Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Emanuele Orsini (vicepresidente Confindustria): «Attenti, rischiamo 6.500 fallimenti entro il 2022. Ecco perché occorre rinviare il nuovo Codice della crisi d’impresa e di insolvenza»

La pandemia non ha fatto sconti alle aziende, ma l’industria ha tenuto. Ora, con il Recovery Fund, si apre un’occasione irripetibile per crescere e innovare, per ripartire al meglio dopo la crisi pandemica. E il rinvio del codice della crisi di impresa è una salvaguardia contro migliaia di probabili fallimenti. Questo è quanto afferma Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria con delega per il Credito, la finanza e il fisco.

«Il Fondo di Garanzia per le Pmi ha garantito circa 2,3 milioni di operazioni per quasi 190 miliardi di euro di finanziamenti. Sace contava 2.898 operazioni per circa 27,3 miliardi a metà agosto. Parliamo di oltre 217 miliardi a cui vanno aggiunte le moratorie: quelle concesse alle Pmi sono pari a circa 160 miliardi e all’11 agosto erano ancora in essere per circa 54 miliardi», dice.

Ci sono state imprese che hanno chiesto finanziamenti perché preoccupate del futuro quindi in modo prudenziale hanno pensato alla continuità aziendale. Poi ci sono aziende che, obbligate alla chiusura dall’emergenza sanitaria, per sostenere i costi aziendali hanno dovuto accedere ai finanziamenti. «È aumentato in modo importante il debito delle imprese e per smaltirlo in alcuni casi si dovrà superare i 15 anni».

«Abbiamo elaborato uno studio su diversi settori industriali per capire in quanti anni potevano ripagare il debito contratto. Nel mondo pre-Covid la media della capacità industriale complessiva di ripagare il debito era pari, in media, a 2 anni e 2 mesi. Post Covid, nel 2021, siamo a 5 anni e 4 mesi, più che raddoppiato. Il settore del commercio è passato da 2,2 a 11,5 anni di capacità di rientro e non possiamo pensare che un Paese come l’Italia possa fare a meno della cultura. L’ospitalità è passata a 5,9 anni, ha tenuto il settore biomedicale, sicuramente ha ottenuto buoni risultati il food dedicato alla grande distribuzione».

Ma per riassorbire «l’ematoma», spiega Orsini, «c’è bisogno in primis di riattivare i mercati e quindi, prima di tutto, di continuare a portare avanti la campagna vaccinale: l’immunizzazione genera sicurezza e contribuisce a sostenere il Pil. Prevediamo una crescita del 5% di Prodotto interno lordo, ma non dobbiamo dimenticare che l’Italia sconta già un gap precedente pari a 4 punti di Pil rispetto alla crisi del 2009».

Una distanza con il resto d’Europa che l’Italia può colmare mettendo in campo una serie di riforme che vanno fatte «velocemente», sostiene l’imprenditore emiliano. «Penso prima di tutto al fisco, che è un volano di accelerazione sul Pil. L’Irap va tolta, già eliminarla equivale ad una semplificazione fiscale. Inoltre, sarà fondamentale per attuare tutti i piani d’investimento previsti nel Pnrr dare avvio il prima possibile la riforma della pubblica amministrazione: va snellita, finora abbiamo solo prodotto norme che hanno superato quelle precedenti senza però eliminarle, generando ulteriore confusione».

E ancora: «Occorre agire sulla giungla delle agevolazioni fiscali, eliminando quelle inutili. Servono misure di visione, come ad esempio il superbonus 110%. È una misura che va nella giusta direzione perché impatta sul 23% del Pil. Prima del 2019 oltre 850mila persone del settore edilizio non erano occupate e per questo stiamo chiedendo con forza la proroga del 110% al 2023. Si tratta di una misura complessa che ha bisogno di tempo per essere applicata e per dispiegare i propri effetti, garantendo una forte spinta all’occupazione e all’indotto. Così come occorre puntare sul rafforzamento del patrimonio delle imprese e sulla digitalizzazione, facendo molta attenzione ad accompagnarle nei processi di transizione ecologica», sottolinea l’esponente di Viale dell’Astronomia.

L’Italia non può permettersi nuovi lockdown e «se servirà, sicuramente allungare i tempi di rientro dei debiti contratti» ancora di più «servirà costruire misure importanti per la patrimonializzazione delle imprese: servono misure vigorose e coraggiose, infatti abbiamo proposto un credito d’imposta fino al 70% del valore versato per chi aumenta il proprio capitale sociale. Inoltre, in un rapporto di reciproca correttezza tra Stato e imprese, i pagamenti della Pa devono avvenire nei tempi stabiliti. A maggior ragione in un momento come questo, in cui il problema della liquidità rischia di essere aggravato anche dalle regole bancarie europee».

«Abbiamo lavorato tanto al rinvio del nuovo Codice della crisi d’impresa e di insolvenza» sottolinea Orsini. «Con il rinvio al 2023 delle nuove procedure di allerta abbiamo più respiro. È impensabile pensare che il momento attuale sia uguale al 2018».

«Secondo recenti stime della Banca d’Italia, la forte contrazione del Pil registrata nel 2020 potrebbe portare a un aumento di circa 2.800 fallimenti entro il 2022. A questi potrebbero aggiungersi altri 3.700 fallimenti “mancanti” del 2020 per gli effetti temporanei delle misure di sostegno. Pertanto, il numero dei fallimenti potrebbe aumentare di circa 6.500 casi quasi il 60% di quelli registrati nel 2019. In questo contesto, il rinvio dell’entrata in vigore della riforma delle procedure concorsuali è essenziale per evitare che il nuovo Codice e, in particolare, le nuove procedure di allerta vengano per la prima volta sperimentati in un momento così delicato con il rischio di distorsioni e di veder aumentare quei numeri», osserva.

Lo slittamento del Codice spiega «ci aiuta tanto perché significa riflettere ancora un po’ su come gestire al meglio questa nuova norma, ma qualcosa impatterà. Le moratorie scadono il 31 dicembre 2021, i veri problemi purtroppo inizieremo a vederli a marzo 2022 ed è per questo che noi stiamo spingendo tantissimo sull’industria e sull’export», aggiunge.

Le regole finanziarie internazionali e la nuova definizione di “default” «sono un altro tema di discussione: bisogna sedersi intorno a un tavolo, serve contestualizzare le regole e le misure pensate prima del Covid e adattarle ai giorni attuali. Come lo si dovrà fare per la definizione degli aiuti di stato del Temporary framework. Non sono problemi solo italiani, ma di tutta Europa» conclude Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria con delega per il Credito, la finanza e il fisco.

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.