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Nuovi ingressi in maggioranza senza partito del premier, patto di legislatura e rimpasto senza dimissioni. Ecco la strategia di Conte. Ma Mattarella ammonisce: «Fate presto»

Prima allargare la maggioranza con un  nuovo gruppo, poi il patto di legislatura e il rimpasto.

E’  questa la ‘road map’ concordata da Giuseppe Conte con i vertici  di Pd, M5s e Leu, nel ‘day after’, il primo giorno della  maggioranza senza Iv.

Il premier riunisce per due ore in  videoconferenza Nicola Zingaretti e Dario Franceschini, Alfonso  Bonafede e Vito Crimi, Roberto Speranza. Poi a sera sale al  Quirinale per un colloquio interlocutorio con il presidente  della Repubblica Sergio Mattarella di quasi un’ora.

Il Quirinale si è mostrato preoccupato ed ha chiesto di fare in fretta.

Per ora  niente dimissioni: il tentativo e’ far nascere il Conte 2-bis, senza Matteo Renzi.

Il leader di Italia viva ‘bombarda’ da fuori  quello che ha gia’ ribattezzato il governo “Conte dimezzato” e  cerca di mantenere compatti i suoi. Ma dalla maggioranza  confidano di riportare ‘a casa’ i deputati e senatori di Iv che  non ci stanno ad accomodarsi all’opposizione.

E far nascere un  nuovo gruppo di maggioranza a Palazzo Madama anche con nuovi  arrivi da Fi e Udc.  

I numeri sono fragili, il sentiero e’ stretto, i timori  restano.

Ma non ci sarà il partito del premier. Il presidente del Consiglio esclude di voler mettersi a capo di una nascente formazione politica, mentre prende vita il gruppo europeista dei responsabili.

La nascita della “quarta gamba” della maggioranza e’ una  priorita’ e l’obiettivo e’ fare presto, se possibile entro il fine  settimana. C’e’ infatti una data segnata in rosso sul calendario:  il 27, salvo rinvii, si votera’ in Parlamento la relazione sulla  giustizia del ministro e capo delegazione M5s Bonafede: Renzi ha  gia’ schierato Iv per il No e il centrodestra spera di saldare al  Senato i suoi 140 voti ai 16 ‘superstiti’ di Iv, per battere il  governo, confidando sul fatto che martedi’ l’asticella si e’  fermata a 156 e che la maggioranza non puo’ sempre fare  affidamento sulla presenza dei senatori a vita.

Non accadra’,  ribattono dal governo.

Il ministro Federico D’Inca’  potrebbe riunire i capigruppo di maggioranza per iniziare a  serrare le fila. Mentre i pontieri proseguono il lavoro per  allargarle. Franceschini avrebbe spiegato ai capigruppo Pd  Delrio e Marcucci, in una videoconferenza in serata con  Zingaretti e Orlando, che l’allargamento e’ la priorita’. Non solo  per il voto sulla giustizia, ma anche perche’ ora in quasi tutte  le commissioni Iv tiene in scacco la maggioranza e invece se  nascesse un nuovo gruppo sarebbe possibile un riequilibrio dei  componenti.

L’obiettivo indicato dal capo delegazione Pd e’ 170  senatori. Per il momento ci si accontenterebbe di superare quota  161, per poi aspettare nuovi arrivi. Ma, spiegano dalla  maggioranza, il rimpasto verra’ dopo, altrimenti si rischierebbe  di alimentare appetiti dei singoli senatori verso posti di  governo e sottogoverno, inizierebbe un ‘mercato’ insostenibile. 

C’e’ chi starebbe tentando anche un ultimo canale di dialogo con  Forza Italia o almeno parte dei berlusconiani, con la proposta  di una sorta di appoggio esterno sul Recovery plan (modello  Ala), la trattativa sul proporzionale e la possibilita’ di sedere  anche al tavolo dell’elezione del prossimo capo dello Stato.

Ma si tratta di voci smentite da Fi, che siede al tavolo del  centrodestra e firma una nota congiunta con Lega e Fdi per fare  appello al Colle contro un governo “di minoranza, incapace,  arrogante e raccogliticcio che tiene in ostaggio il Paese”.    

Al Senato le pregiudiziali sul decreto Covid passano senza  problemi, anche per le molte assenze e il voto sullo sfostamento  passa con ampio margine, con l’annunciato via libera di Iv. Ma  la priorita’ e’ trasformare la minoranza in maggioranza. 

L’orizzonte e’ di due, massimo tre settimane, con un primo passo  avanti e la nascita dei gruppi al piu’ presto. Alla Camera ci  lavora Bruno Tabacci, che avrebbe gia’ 11 o 12 potenziali  aderenti. Al Senato il nuovo gruppo potrebbe nascere sotto le  insegne del Maie (9 i senatori potenziali attuali, cui potrebbe  aggiungersi Lonardo) o di quelle dell’Udc, che continua a non  chiudere la porta. Anche da Fi potrebbero venire altre sorprese  (si citano Minuto, Vitali, Tiraboschi).

Non aderirebbero al  nuovo gruppo ma al Pd, ma comunque aumenterebbero i numeri di  maggioranza, rendendo meno determinante Renzi, eventuali nuovi  arrivi da Iv: Comincini si e’ smarcato, con lui potrebbero andare  Marino, Grimaldi, Carbone.

Il senatore di Rignano, che riunira’ i  gruppi parlamentari, prova a tenere compatti i suoi scommettendo  sul fallimento dell’allargamento della maggioranza, che  porterebbe alle dimissioni di Conte e al rientro di Iv in  partita. Ma la perdita di almeno tre o quattro senatori oltre a  Nencini e di altrettanti deputati e’ messa in conto.    

Evitato il “salto nel buio”, bisogna “correre” per dare  “identita’ alla maggioranza”, dice Nicola Zingaretti. Senza Iv  non ci saranno piu’ rallentamenti, dicono fonti M5s.

Al ritorno  di Renzi chiude con nettezza non solo Palazzo Chigi ma anche il  Pd, con Goffredo Bettini. Il dirigente Dem immagina un percorso  in due fase, con la possibile assegnazione della delega  all’Agricoltura subito (si parla di Nencini o un ex M5s). E poi  un rimpasto piu’ ampio. Una parte dei Dem e del M5s insiste per  il Conte ter: si parla tra l’altro di Andrea Orlando alla  Giustizia, con Bonafede o Luciana Lamorgese ai Servizi, e un  sottosegretario alla presdienza del Consiglio per il Pd.

Ma la  via preferita da Conte resta quella di non passare dalle  dimissioni: il rimpasto potrebbe avvenire attraverso  l’assegnazione delle deleghe di Iv e lo spacchettamento di  alcuni ministeri come i Trasporti e le infrastrutture e la  Cultura e il Turismo. La partita non e’ ancora nel vivo.

Anche perche’, raccontano, avrebbe sollevato l’irritazione di diversi  capigruppo e potenziali ‘volenterosi’ la riunione di governo  convocata da Conte con i soli Pd, M5s e Leu. I gruppi di  maggioranza scalpitano, i responsabili vogliono sedere al  tavolo.

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