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Nella guerra commerciale vincono gli Usa, perché hanno l’economia più forte | L’analisi di Giampaolo Galli

Se davvero si scatenasse una guerra commerciale a seguito dei dazi decisi da Trump chi ne uscirebbe vincitore?

Tre ricercatori del prestigioso Peterson Institute of International Economics (W. McKibbin, M. Hogan e M. Noland) hanno provato a usare un modello di equilibrio economico generale per rispondere a questa domanda. Fatta la tara per le inevitabili semplificazioni di un esercizio di questo tipo, la risposta ha una parte scontata e una parte abbastanza sorprendente.

L’ipotesi è che gli Stati Uniti mettano un dazio del 25% sulle merci importate da Canada e Messico e che questi due paesi rispondano con uguali dazi sulle loro importazioni dagli Stati Uniti.

La parte scontata è che i dazi fanno male a chi li mette. I dazi americani provocano un aumento dei prezzi interni, il che riduce il potere d’acquisto dei consumatori e comprime la competitività delle imprese che utilizzano gli input importati; quindi un po’ più di inflazione, un po’ meno crescita e minore creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti.

Anche abbastanza intuitivo è che i dazi americani facciano più male a Canada e Messico, via compressione delle loro esportazioni, che agli Usa. Il motivo è che le esportazioni di questi due paesi verso gli Usa sono una quota molto piccola del (grande) Pil americano e sono invece una quota significativa del Pil di Canada e Messico.

La parte meno intuitiva è che anche i contro dazi di Canada e Messico fanno più male a questi due paesi che agli Stati Uniti. La spiegazione sta ancora una volta nella grande dimensione del Pil americano; talché, come per le esportazioni, anche le importazioni di Canada e Messico dagli Usa sono una quota piccola del Pil Usa e significativa del Pil di Canada e Messico. Ci sono pochi dubbi che questa sia la realtà, perché le esportazioni totali sono l’11% del Pil Usa e rispettivamente il 33 e il 40% del Pil di Canada e Messico.

Alla luce di queste evidenze, Dani Rodrik, in un articolo su Project Syndicate, consiglia di non reagire e lasciare che Trump si faccia male da sé.

Dunque dobbiamo arrenderci prima ancora di combattere? La risposta è che dipende da quanti paesi vengono colpiti dai dazi americani e se questi riescono a dare una risposta non troppo scoordinata.

Infatti, le cose cambierebbero se gli Usa si imbarcassero in una guerra commerciale contro tutti o comunque contro una parte rilevante del resto del mondo. In questo caso, gli Usa ne uscirebbero verosimilmente perdenti perché le esportazioni del resto del mondo verso gli Usa (uguali, a meno di errori e omissioni, alle importazioni totali USA) sono solo il 5% del Pil del resto del mondo.

In sostanza, in uno scenario di guerra commerciale, agli Usa converrebbe una tattica del divide et impera o, se si vuole, degli Orazi e Curiazi. Ma non è chiaro come questa tattica possa essere coerente con la visione strategica di Trump. Fra pochi giorni capiremo se e come Trump intenda piegare la sua visione strategica a un pragmatico calcolo di convenienza economica.

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