Monica de Virgiliis, presidente Snam, è intervenuta agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
La presidente ha portato il suo contributo tecnico e professionale al panel “Il ripensamento delle fonti energetiche anche in una prospettiva geopolitica“, moderato dal giornalista di La Repubblica economia, Maurizio Ricci.
Riportiamo di seguito il testo integrale del suo intervento.
“Quello del ripensamento delle fonti energetiche in Italia è un processo lungo. Penso che quello che è stato fatto in questi ultimi due anni ha messo le basi per la transizione.
Il primo tema su cui Snam ha lavorato è la diversificazione delle fonti, quindi diversificazione delle geografie e diversificazione dei vettori, perché sono state messe in atto importanti forze di rigassificazione e quindi, oltre alla pipeline, anche il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Il GNL rappresenterà, quando anche la seconda nave rigassificatrice sarà online, quindi a partire da aprile, il 40% dei consumi totali italiani, che è lo stesso ordine di grandezza di quello che importavamo dalla Russia, solo che è estremamente diversificato.
L’infrastruttura che stiamo costruendo oggi è pronta anche ai gas verdi, in particolare all’idrogeno, che è molto più difficile da trasportare del gas metano, quindi stiamo costruendo per assicurare la security of supply di oggi e di domani e siamo pronti, quando i gas verdi ci saranno, a trasportare anche quelli.
E poi un fattore che secondo me è veramente nuovo e corposo è quello della Carbon Capture & Storage (CCS). Finalmente le piramidi ideologiche che lo vedevano come un modo per l’industria dei fossili di perpetrare… sono cadute. Anche nel rapporto Draghi viene indicata la CCS come una leva importante.
E Snam sta facendo due cose. Insieme a Eni, in Joint Venture su Ravenna, stiamo costruendo tutta l’impalcatura per fare sia cattura sia intombamento della CCS in reservoir depleted. Sta andando molto bene.
Le iniezioni che sono state fatte fino ad ora, che vengono soltanto da una centrale di Eni, di Casal Borsetti, il percorso è estremamente efficiente, la resa del processo è molto efficiente. Seconda cosa, SNAM ha svolto un market test su 60 aziende “hard to abate” Italiane per identificare la domanda in termini di volumi di CO2 da stoccare e è venuto fuori che c’è una crescita della domanda molto importante. Quindi la capacità dello stesso reservoir di cui parlavo è appena sufficiente, se non addirittura insufficiente a tutta la domanda, tenendo conto che ci sarà domanda sia italiana sia di lungo raggio.
Penso che tutte le leve sono state messe in campo, è un processo di lungo periodo perché sono opere di ingegneria importantissime che richiedono la regolazione e l’autorizzazione.
Il progetto di cui parlavo di Ravenna entrerà in fase commerciale a fine 2028.
Siamo entrati in una fase, non dico pragmatismo perché ormai è diventato sinonimo di cambiare tutte le carte in tavola, ma siamo entrati in una fase di una decarbonizzazione orientata alla competitività e quindi tutte le leve sono fondamentali. Le rinnovabili sono anche il modo di liberarsi dal gioco di fornitori totalitari, però le rinnovabili da sole non ce la fanno.
Almeno in Italia il gas ha un ruolo fondamentale per equilibrare la capacità delle rinnovabili, l’elettricità prodotta dalle rinnovabili come sappiamo varia a seconda delle condizioni, per il vento, a seconda degli orari del giorno, per il sole. E poi il gas può essere anche un backup qualora ci siano necessità di iniezione di una densità energetica gigantica come è successo per esempio l’anno scorso nei mari del nord.
Quindi il gas ha tutto il suo ruolo, lo dico senza più paura di essere tacciata come difendere gli interessi della categoria e quindi penso che anche la CCS, lo dico in punta di piedi, potrebbe essere una soluzione per continuare ad usare il gas come elemento di bilanciamento anche in un futuro in cui chiaramente le rinnovabili faranno la parte del leone. Ma nel mix energetico disegnato dall’Europa al 2050 tutti i gas rappresenteranno il 40% del totale.
Ad oggi i gas liquidi rappresentano l’80% del totale perché l’elettricità fa solo il 20%. Quindi facciamo questo salto di mix tra elettricità e altri vettori importantissimo da 80-20 a 40-60. Quindi l’elettricità deve arrivare a 60, è una roba epocale.
E quindi quel 40% sarà costituito chiaramente da idrogeno verde, da biogas laddove si può in termini di volumi e poi in parte anche da gas che si chiama abated e quindi diciamo decarbonizzato tramite la CCS.
Il tema di cui si discute oggi anche da un punto di vista della regolamentazione sono proprio i tempi, effettivamente. Non lo so meglio di voi ma lo leggiamo che ci sono delle discussioni in atto per allentare questi tempi.
Ma io penso che siamo veramente entrati nella decarbonizzazione orientata alla competitività e quindi penso che ce la faremo.
Il nucleare infine è una tecnologia complicatissima. Lo dico anche con un pochino di fierezza. Sono stata a capo della strategia del commissariato “energie atomica” francese per qualche anno. Quindi, umilmente posso dire da ingegnere elettronico non nucleare, ho capito quanto è complessa anche solo ricostituire la supply chain e le capacità costruttive per un paese come la Francia, che il nucleare l’ha fatto sempre.
Quindi, bisogna rimettere la supply chain, rimettere in pista le competenze e poi stiamo parlando di nuove tecnologie, nuovo nucleare. Io penso che sia assolutamente la direzione. I tempi sono molto più lunghi di quelli di qualsiasi altra tecnologia, anche perché c’è un intervento della safety e della regolamentazione molto, molto invasivo.
La quarta generazione di cui si parla richiede anche uno sviluppo di tutta la tecnologia del combustibile ritrattato. Quindi, sono tutte industrie che dobbiamo ricostituire. Se lo avessimo oggi sarebbe chiaramente la soluzione. Non l’abbiamo, quindi bisogna rimettersi in pista”.








