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Augusto Minzolini (il Giornale): «Com’è cambiato il mondo al tempo del Covid?»

«L’unico strumento per fronteggiare la pandemia è il vaccino», lo dicono i numeri . Lo sostiene il direttore del Giornale, Augusto Minzolini, sottolineando l’irrazionalità delle polemiche sollevate sul Green pass e sulla campagna vaccinale. «Ancora meno ragioni» evidenzia «sono alla base della disputa che il segretario del Pd Enrico Letta continua a rilanciare ogni giorno su provvedimenti come il ddl Zan o lo “ius soli”».

«Al di là della legittimità di questi argomenti, che nessuno mette in dubbio, queste tematiche dimostrano come il dibattito politico sia lontano dall’interrogativo, per alcuni aspetti drammatico, che caratterizzerà il nostro tempo d’ora in avanti: com’è cambiato il mondo con il Covid? La politica, purtroppo, su questo tema è afona. Non presta per nulla attenzione» sottolinea «alle conseguenze, ai profondi mutamenti, alle metamorfosi che il virus ha provocato e provocherà nella società».

«Ad esempio, l’Istat ieri ha registrato un aumento di 338mila occupati nell’ultimo trimestre, due terzi dei quali però sono contratti a termine: questo significa che l’atmosfera di insicurezza determinata dal Covid probabilmente ha dato l’ultimo colpo mortale al sogno di tutti gli italiani, cioè il posto fisso. Ancora: ieri il ministro Cingolani ha annunciato che le bollette elettriche aumenteranno del 40%, un modo per rammentare a chi ha liquidato con sufficienza le sue proposte sul nucleare “pulito” il costo dell’energia nel mondo post-Covid».

«Altro esempio, riguarda le difficoltà che il virus ha scaricato sul traffico delle merci: noleggiare oggi una nave portacontainer medio-grande costa 200mila dollari al giorno, in tre mesi ci copri l’acquisto di 68 Ferrari. Questi meccanismi rimetteranno in moto l’inflazione, che colpirà il potere d’acquisto dei salari e senza politiche adeguate creerà aree di nuova povertà».

«Cambieranno, vuoi o non vuoi, il mondo del lavoro, le politiche sull’energia, elementi che avranno un impatto sui meccanismi sociali e sui costumi. Intanto, però, la politica blatera, guardando con gli occhi del passato un futuro per lei ignoto: non conosce le varianti – del resto non è affar suo – ma neppure le metamorfosi che il virus potrà provocare nella società».

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