Servono campioni europei per competere sul mercato.
E’ questa la ragione che ha spinto Intesa Sanpaolo alla conquista di Ubi. E’ quanto emerge dal prospetto che ha avuto il via libera della Consob.
L’offerta sarà carta contro carta: 17 azioni Banca Intesa in cambio di dieci azioni Ubi. Inizierà il 6 luglio per concludersi il giorno 28 ed è condizionata al via libera dell’Antitrust che dovrebbe arrivare entro il 25 luglio.
Per superare le perplessità degli sceriffi del mercato Intesa è pronta a cedere altri 17 sportelli da aggiungere ai 532 che cederà a Bper per 660 milioni.
In base al verdetto dell’Autorità Banca Intesa deciderà se andare avanti oppure restituire le azioni già ricevute.
Facile immaginare che, fino al giorno del giudizio le adesioni saranno bassissime. Tutta la partita quindi si giocherà nel finale.
“Sara’ un’operazione di mercato – si legge nel documento – per creare una realtà capace di rafforzare la posizione dei due gruppi nel panorama bancario europeo e di creare valore per gli azionisti tramite la distribuzione di dividendi sostenibili nel tempo anche grazie alle sinergie derivanti dall’aggregazione”.
L’istituto guidato da Carlo Messina stima di conseguire sinergie per 700 milioni l’anno che si stabilizzeranno a 662 milioni lordi a partire dal 2024. Questi calcoli sono fatti nell’ipotesi di fusione.
Per arrivarci serve una maggioranza qualificata superiore al 66,67% del capitale di Ubi. Non è detto che accada.
A Intesa basta meno: ritirerà tutti i titoli che gli consentiranno di avere il 50 più un’azione del capitale di Ubi.
In questo caso i risparmi si fermeranno a 611 milioni di cui 156 milioni per maggiori ricavi e 455 milioni per minori costi.
In ogni caso non cambierà molto. L’utile previsto è di cinque miliardi nel 2022 sia se ci sarà la fusione sia se Intesa si fermerà alla maggioranza assoluta.
L’Ops intende integrare il management di UBI “nelle prime linee di management di una realtà leader in Italia e di dimensioni europee”; inoltre “il profondo radicamento territoriale di Intesa verrà potenziato grazie alla creazione di quattro nuove direzioni regionali, con elevata autonomia creditizia e gestionale, situate a Bergamo, Brescia, Cuneo e Bari, dotate ciascuna di una rete di alcune centinaia di filiali. Intesa punta a collocare a capo delle nuove direzioni le migliori capacita’ manageriali di Ubi”.
In Borsa l’operazione ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida. UBI ha perso lo 0,56% a 2,8 euro e Intesa l’1,61% a 1,65 euro nonostante il giudizio positivo sull’offerta rilasciato da importanti case di investimento come Kepler Cheuvreux e Banca Akros.
Il bello per la Borsa comunque inizia adesso. Con la pubblicazione del prospetto per Victor Massiah e per i vertici dell’istituto bresciano-bergamasco, finisce la “passivity rule”.
Sono perciò liberi di proporre azioni difensive.
Dalla loro parte hanno il 21% dell’azionariato storico, ovvero il patto Car e il patto dei Mille.
Viceversa i grandi soci bresciani, compresa la famiglia di Giovanni Bazoli, a lungo presidente di Intesa Sanpaolo, non si sono mai pronunciati ufficialmente.
Ago della bilancia saranno i piccoli azionisti ma soprattutto i grandi investitori, come la Parvus di Edoardo Mercadante e il fondo Silchester.
Per i soci che si oppongono all’offerta il corrispettivo proposto da Intesa e’ troppo basso.
Resta il fatto che all’annuncio del blitz di Carlo Messina le azioni UBI sono salite del 20% e durante la tempesta provocata da Coronavirus il valore del titolo non si e’ mai discostato eccessivamente da 1,7 volte il valore di quello di Intesa, mostrando la convinzione del mercato che l’operazione andrà in porto.
Secondo diversi analisti, se dovesse invece saltare, il contraccolpo sulle azioni UBI sarebbe molto forte riallineando il prezzo a quello delle concorrenti.
Carlo Messina, non ha dubbi: “Con l’approvazione da parte della Consob, si compie un ulteriore significativo passaggio e si avvia l’offerta promossa da Intesa Sanpaolo che si contraddistingue come un’operazione di mercato rivolta direttamente a tutti gli azionisti di UBI Banca, con l’obiettivo di rafforzare la posizione degli stakeholders dei due gruppi nel panorama bancario europeo”.
Il banchiere in una lunga dichiarazione ha spiegato che il sostegno al territorio non verra’ a mancare e, anzi, si potenzierà.
“Nel triennio 2021 – 2023 sono previste ulteriori erogazioni di credito per 10 miliardi l’anno a sostegno dell’economia reale, grazie al rafforzamento della prossimità al tessuto produttivo. Non sono previste riduzioni di credito ai clienti comuni”.
Un messaggio è stato quindi rivolto alle Fondazioni azioniste di Ubi.
“Puntiamo al pieno coinvolgimento delle Fondazioni Territoriali di Ubi per fornire un consistente supporto alle comunità territoriali, con un’attenzione particolare alle ricadute sociali”.
“Prevediamo 2.500 assunzioni di giovani per supportare la crescita del gruppo, promuovendo il ricambio generazionale e sostenendo l’occupazione, con un’accresciuta attrattività per nuovi talenti e maggiori opportunità di crescita professionale e di carriera”, prosegue il top manager.
“Saremo ancor più il motore della crescita sostenibile e inclusiva, impegnato a affermarsi come punto di riferimento in termini di sostenibilità e responsabilità sociale e culturale, a supportare l’economia circolare a rafforzare le iniziative a sostegno delle persone in difficoltà”.
“La forza di questo progetto si basa sulla solida relazione – che consolideremo ulteriormente – tra la banca, i progetti delle famiglie e le capacità degli imprenditori appartenenti alle comunità in cui opereremo”.
“La piena valorizzazione delle potenzialità presenti in Intesa Sanpaolo e Ubi potrà permettere la creazione di valore per gli azionisti, tramite la distribuzione di flussi di dividendi sostenibili nel tempo”.








