“Guardate le immagini (senza volume) di Giorgia Meloni ieri in Parlamento. Ci raccontano di un linguaggio del corpo meno baldanzoso del solito, di tanti foglietti pieni di appunti, di un numero infinito di bicchieri d’acqua ingurgitati quasi per deglutire la tensione.”
Così Alessandro De Angelis evocando un ‘bivio tra Ursula e Donald’: “Ascoltate le parole, più dimesse del solito, prive stavolta di un titolo ad effetto, anche scomposto. Parole e immagini fotografano il bivio, e dunque la difficoltà, tutta politica di fronte a cui si trova la premier italiana alla vigilia di un Consiglio europeo che rappresenta uno snodo decisivo nella storia, nel mondo di Trump.
L’esca lanciatagli da Putin alla vigilia – che suona così: non parlo con i porcellini, parlo con te per una operazione a tenaglia – e le minacce di Orban lo rendono un appuntamento esistenziale per l’Europa: se, in questo contesto, non prende una posizione chiara sugli asset russi ed esce con un bizantinismo, semplicemente si arrende. E la resa non sarebbe a costo zero: né sul fronte internazionale né per le leadership all’interno dei singoli paesi che, da Merz a Macron, si tengono a galla soprattutto sulla politica estera.
Ecco il bivio: può permettersi Giorgia Meloni di essere l’unico leader europeo, assieme ad Orban, a dire di no, di fronte a uno scatto? Questo fa da sfondo a un discorso ancor più chiuso del solito nel recinto dell’appartenenza: le critiche ai burocrati e al bilancio europeo, la sostanziale difesa di Trump addossando all’Europa i suoi ritardi, la cancellazione della parola armi dalla mozione.
E tuttavia, nelle pieghe, la premier si tiene dei margini di way out. Se sul Mercosur, dove potrà sfruttare la convergenza con l’odiato Macron, è stata più tranchant, sul dossier riguardante gli asset russi resta cauta e scettica, ma sostanzialmente rinvia alla discussione in sede di Consiglio: ‘Decideranno i leader’, ‘servono basi giuridiche solide’, ‘siamo aperti a tutte le soluzioni’.
Il bivio, dicevamo, fotografa il punto esatto in cui si trova Giorgia Meloni: tra Europa e Trump, interesse nazionale e consonanza ideologica. Non è un passaggio banale. Un isolamento rispetto ai paesi fondatori significherebbe, per l’Italia, una ricollocazione geopolitica piuttosto marcata, che peraltro – conclude – mette in discussione quanto la stessa premier ha fatto finora sull’Ucraina, sia pur con diversi livelli di intensità.”








