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Massimo Morichi (esperto nucleare): «Ecco perché credo che non ci sarà una nuova Chernobyl»

“Perché si verifichi nelle centrali nucleari in Ucraina una dispersione di radiazioni paragonabile a Chernobyl, servirebbe il lancio di una bomba ‘sofisticata e non convenzionale’ sul reattore”.

Lo afferma, in una INTERVISTA al Sole 24 Ore, il fisico Massimo Morichi, ai vertici di Caen, azienda leader in Italia nella realizzazione di soluzioni per lo studio della fisica delle particelle, che sviluppa sistemi di sicurezza per gli impianti nucleari.

Morichi, che è stato coordinatore e capo progetto degli interventi di decontaminazione a Fukushima, spiega che le centrali nucleari ucraine “possiedono un doppio involucro di protezione, schermature in calcestruzzo e acciaio più vicino al nocciolo: una sorta di pentola a pressione che lascia uscire il vapore per generare elettricità.

Un’esplosione come quella di Chernobyl è stata determinata dalla stupidità umana: il reattore civile era stato usato a scopi sperimentali portandolo a condizioni limite. In Ucraina servirebbe la potenza di una bomba sofisticata e non di tipo comune”.

A Chernobyl c’era stato un allarme dovuto all’assenza di corrente, che ora sembra rientrato… “L’assenza di corrente è stata la ragione del disastro di Fukushima dovuta allo tsunami che ha divelto le linee di trasmissione elettrica e sommerso i generatori d’emergenza.

Nel caso di Chernobyl l’assenza di corrente non può determinare gli stessi effetti. Il reattore è confinato, il materiale che continua a produrre reazioni nucleari è schermato e non si diffonde nell’ambiente. Pensate a un batterio isolato e messo in un vetro in laboratorio.

L’acqua radioattiva è a circa 60 gradi, non può bollire ed evaporare rapidamente. La probabilità che si rimanga a secco è remota e comunque servirebbero mesi: certo un tempo più lungo di quello necessario per correre ai ripari ripristinando l’alimentazione elettrica”.

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