«I servizi segreti sono un asset strategico del Paese, non uno scudo politico che qualcuno possa usare per rafforzare la propria posizione nella contesa interna». Così l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti in un’intervista a Il Foglio.
«L’intelligence – spiega Minniti – è un elemento fondamentale in questa competizione geopolitica a livello mondiale. Non è un asset interno, né lo scudo politico di singoli. L’Italia, negli anni bui del terrorismo e della deviazione degli apparati di sicurezza, seppe ragionare su questa materia superando gli steccati ideologici, con un’intesa tra Pci e Dc. Di lì in poi, le decisioni sull’intelligence sono sempre state prese con una larghissima maggioranza parlamentare. Compresa, in epoca recente, la riforma del 2007. Che ha, da un lato, aumentato i poteri della nostra intelligence, e dall’altro ha contestualmente rafforzato il controllo pubblico su chi questi poteri è chiamato a esercitare. E dunque ecco perché la presidenza del Copasir va assegnata, per legge e non per prassi, a un esponente dell’opposizione. Ed ecco perché il legislatore ha previsto un’autorità delegata che, su mandato fiduciario del Presidente del Consiglio, vigili con competenza esclusiva».
Sul fatto che il premier Giuseppe Conte non ha alcuna intenzione di cedere quella delega, Minniti risponde: «Non entro nella polemica. È un suo diritto. Dico solo che l’intelligence è un patrimonio dell’Italia. E non solo, in una democrazia, non può diventare l’asset di una parte. Ma non può neppure essere lontanamente investita dal sospetto che possa diventarlo».








