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L’Unione Europea è indebolita e fragile | L’analisi di Angelo Panebianco

“Né con te né senza di te.

È un’espressione sintetica che serve per fotografare i rapporti interni all’Europa nonché il guazzabuglio istituzionale che alcuni chiamano, eufemisticamente, il sistema di governo dell’Europa”.

Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: “È il «paradosso europeo»: da un lato, l’impossibilità per ciascuno stato di mollare gli ormeggi, liberarsi del vincolo europeo, senza pagare prezzi altissimi (come ha dimostrato Brexit).

Dall’altro lato, l’impossibilità per l’Unione di dotarsi di un sistema di governo compatibile con il livello di integrazione raggiunto.

È ormai da molto tempo che gli imperativi della democrazia (nazionale) e i vincoli europei sono entrati in rotta di collisione.

E nessuno sa che farci.

Il conflitto fra la logica democratica e la logica dell’integrazione è perfettamente fotografato in questo momento dalle tensioni fra i governi francese e tedesco e quello italiano.

Ovviamente – sottolinea l’editorialista – si arriverà, alla fine, a un accomodamento sulle nomine.

Ma il problema di fondo resterà irrisolto.

Si noti quanto il tutto sia aggravato dalla assenza, nel gioco europeo, della Gran Bretagna.

Al tempo di Brexit molti pensarono che l’Europa ci avrebbe solo guadagnato essendosi liberata, finalmente, degli «euroscettici».

Valutazione sbagliata, una dimostrazione di miopia politica.

Sembra difficile che l’integrazione europea possa durare nel tempo senza sperimentare profondi cambiamenti nel sistema di governo di Bruxelles.

Certo, soprattutto se i lepenisti vinceranno in Francia, per un certo periodo i sogni di gloria dovranno essere messi nel cassetto.

Come sempre nella storia umana, quando si arriva al dunque, sono le questioni della guerra e della pace a decidere le sorti degli aggregati umani.

All’Unione serve—per fronteggiare le minacce che incombono — una leadership che ora non ha.

Non c’è niente di peggio, in una congiuntura simile, di un’Europa acefala, allo sbando.

Ma non è, o non è in primo luogo, una questione risolvibile a colpi di ingegneria istituzionale (ossia, disegnando nuove istituzioni).

È, prima di tutto, e soprattutto, una questione di opinione pubblica.

Se i cittadini europei non si convinceranno che il loro mondo è a rischio – conclude – non sarà possibile attrezzare l’Europa in modo che sappia fare con successo i conti con tutto ciò che le si muove intorno”.

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