L’Osservatorio, come il lettore sa, ha a cuore, tra gli altri, i temi concernenti il mondo giovanile. Guarda con particolare attenzione ai giovani che popolano quella fascia d’età in cui il processo formativo e, in senso lato, educativo è in fase di compimento. E ciò in vista del conseguimento di un patrimonio di idee e di linee comportamentali coerenti, beninteso giusta una visione improntata al pluralismo, al cospetto dei valori fondanti la comunità di appartenenza.
È un tema che, evidentemente, non è possibile affrontare seguendo una traiettoria unitaria, ma che richiede una capacità di declinazione dei molteplici interessi che vengono in rilievo, se del caso assumendo una prospettiva di armonizzazione e/o di contemperamento.
Gli interventi dei giorni scorsi di Elena Ugolini e di Carlo Bottari si muovono in questa direzione. Sposando un’ottica propositiva, mettono a nudo quel che v’è da fare affinché quella fondamentale componente del capitale umano – quella per l’appunto giovanile – possa essere non solo tutelata, ma anche valorizzata quale risorsa fondamentale di rilancio del Paese.
Di seguito una constatazione connotata da tali evidenze da risultare persino banale: il mondo giovanile è sofferente, in maniera ancor più marcata per effetto della pandemia. Presa d’atto sì banale ma che, in pari tempo, richiama ineludibilmente tutti – non solo coloro i quali siano titolari di poteri decisori – a un impegno non di facciata al fine di innescare cambiamenti reali.
Le cause della sofferenza: un’incapacità della società contemporanea di esercitare un effettivo indirizzamento verso valori, percorsi, obiettivi e traguardi, idonei a consentire la costruzione di un’identità che sappia costituire argine alle tante fragilità dirompenti; e, al tempo spesso, che sia idonea a favorire una formazione culturale provvista di contenuti, una capacità di autodeterminazione ragionata, nonché un senso di appartenenza alla comunità. Il tutto secondo un approccio che veda ognuno assumere la veste di protagonista responsabile rispetto a un ben delineato processo: colmare i divari, sanare gli squilibri, rendere i nostri territori più vivibili; con le mille implicazioni che queste espressioni deliberatamente generiche – ciascuna evocante macro problematiche – recano con sé.
La comunità, il mondo degli adulti, fa sempre più fatica a dialogare, condividendo percorsi e strategie. Rischia conseguentemente di perdere l’opportunità di beneficiare dei contributi di un mondo, quello giovanile per l’appunto, potenzialmente dotato di freschezza, entusiasmo, effervescenza; vale a dire di «ingredienti» imprescindibili affinché una società possa innescare reali e virtuosi processi innovatori.
Una società le cui idee provengano solo da persone adulte (anziane), i cui processi siano governati soltanto da costoro, rischia di avvinghiarsi su se stessa, perché in definitiva finisce col far leva – a mo’ di unica additata e asserita qualità – sull’esperienza (cui non sempre si accompagnano precipue competenze).
L’acuirsi del problema della formazione dei giovani prospetta l’indifferibile necessità di promuovere, rendendoli partecipi in prima persona, una nuova e articolata dimensione culturale (accedendo, beninteso, a una nozione ampia di cultura, che comunque sempre presuppone la capacità di saper argomentare, anche in chiave critica). Impone, al tempo stesso, di recuperare plurimi valori di cui si avverte la sconsiderata perdita: il rispetto, la dignità e, più in generale, la tutela della persona umana. Una questione che potremmo definire, a tutto tondo, etica.
Se questo è il panorama generale, ci si può domandare quali siano le linee di intervento su cui insistere. Una di esse, a mio avviso, può concentrarsi sullo sport e sulle attività ad esso collegate. Lo sport, coltivato a vari livelli e in plurimi contesti (associazionismo, scuole, università), può – e deve – darsi carico di svolgere un ruolo fondamentale.
Viene da riflettere che da troppo tempo, e in modo sprovveduto, l’attività sportiva è considerata marginale nell’àmbito scolastico; c’è bisogno di un ripensamento. Lo sport, quando praticato in gruppo con l’ausilio di una guida vera, che sappia tratteggiarne i valori alti cui esso si ispira, crea legame, cementa il senso di appartenenza, agevola la condivisione di risultati secondo parametri eticamente responsabili. Per giungere a tanto è però necessario credere negli investimenti nello sport, puntando, tra l’altro, sui i luoghi in cui esso viene praticato. Chi li frequenta deve percepirli come accoglienti e confortevoli, sotto ogni profilo: strutturale, estetico, organizzativo, delle dotazioni. Una vera e propria casa (comune), beninteso con funzioni differenti da quelle proprie dall’ambiente domestico di riferimento di ciascuno.
Lo sport a scuola – questa è l’idea di fondo idoneo che dovrebbe sospingere uno dei tanti processi riformatori di cui si avverte il bisogno – ben potrebbe poi coniugarsi con tutta una serie di altri obiettivi nei quali oggi si articola il processo di ripartenza, così come progettato nello stesso PNRR.
Ne cito alcuni: a) la tutela della salute, anche attraverso un’adeguata informazione in merito ai processi di nutrizione imperniati sui fondamentali canoni dell’equilibrio e della qualità del cibo; b) la riqualificazione urbanistica, in una prospettiva tesa a rendere le città più vivibili, mediante la realizzazione di impianti sportivi gradevoli ed efficienti, anche dal punto di vista delle tante strutture, destinate ad ospitare attività collaterali, che ad essi possono essere collegate. Il che contribuirebbe – e non poco – a rendere viva l’idea di comunità e a fortificare il relativo senso di appartenenza. Una linea di azione potrebbe consistere nell’investire negli immobili dismessi, appartenenti al patrimonio pubblico e non, soprattutto collocati nelle zone urbane «meno felici», coniugando i processi di riqualificazione con la promozione dell’attività sportiva.
In un periodo storico in cui v’è bisogno di idee, di dibattito, ma anche di un’elevata capacità progettuale e realizzativa, il trinomio giovani, scuola e sport, può rivelarsi una carta fondamentale sulla quale puntare.








