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L’UE è al lavoro per trovare un accordo sulla riconferma della Von der Leyen | Lo scenario

C’è un ampio consenso sulla riconferma di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea. Ma poiché i capi di Stato e di governo procedono con una logica a pacchetto, non c’è intesa su niente finché non c’è su tutto, ovvero su tutti i quattro posti di vertice delle istituzioni europee. È questo il quadro che emerge per le prossime nomine europee.

PER PRESIDENZA COMMISSIONE PARTITA PIU’ COMPLICATA

La presidenza della Commissione è la partita più complicata, perché richiede un doppio passaggio: dopo la designazione da parte del Consiglio europeo, serve l’elezione da parte del Parlamento a maggioranza assoluta, ovvero con 361 voti su 720. Poiché il voto è segreto, i franchi tiratori sono in agguato. Dunque von der Leyen deve cercare altri voti oltre alla “maggioranza Ursula” del 2019: popolari, socialisti e liberali, insieme contano 406 eurodeputati. Nel 2019 i franchi tiratori furono oltre 70 e von der Leyen fu eletta con solo 9 voti di scarto. La presidente uscente in campagna elettorale ha sempre ripetuto la sua disponibilità a lavorare con le forze pro Ue, pro Ucraina, pro Nato e che rispettano lo Stato di diritto.

TRATTATIVA PER PRESIDENZA IN STALLO

Dopo il summit di lunedì sera, quindi, la trattativa per la presidenza della Commissione e per gli altri incarichi di vertice, è entrata in una fase di stallo. La situazione mette in difficoltà in primo luogo la presidente uscente della Commissione, che cerca il bis, vittima di una scontro interno al suo partito, il Ppe, diviso tra chi vuole perseguire la strada che porta ad un nuovo centrodestra (che al momento però non ha consensi sufficienti) e chi intende confermare la tradizionale alleanza con i socialisti.

Nessuno al momento pone veti contro von der Leyen ma lo stallo potrebbe logorare la sua candidtaura. Alcuni partiti dell’Ecr, non condivisa da tutto il Ppe, vede con maggiore fastidio un’eventuale alleanza con i Verdi, che si sono offerti di sostenere von der Leyen ma solo a patto di entrare nella maggioranza. Da qui la necessità di un’ulteriore stampella.

OFFERTA VON DER LEYEN ALL’ITALIA

La delega al Bilancio, al Pnrr e ai fondi di coesione farebbero parte del pacchetto offerto da Ursula von der Leyen alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Non per far parte della maggioranza ufficiale che eleggerà le principali istituzioni comunitarie ma almeno per non arroccarsi in una isolata opposizione. Un Commissario con una competenza economica e un ruolo decisivo nella principale sfida che attende l’Italia: l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un ruolo che sembra ritagliato sulle competenze di Raffaele Fitto. Una delega “economica” che tiene conto delle difficoltà italiane.

MELONI AL BIVIO TRA GUIDA DEGLI ESTREMISTI O ACCORDO CON URSULA

La premier Giorgia Meloni sarebbe al bivio tra la guida degli estremisti o l’accordo con Ursula von der Leyen. Tocca a Ppe, socialisti e liberali decidere se portare l’opzione di un bis di Ursula von der Leyen in Consiglio europeo. Non dovesse accadere, si aprirebbe una partita nuova, al buio, dagli esiti imprevedibili in cui la premier possa provare a incidere sul nome di un candidato alternativo, di sponda con l’ala destra del Partito popolare europeo.

Al momento, però, l’ipotesi Ursula resta la più solida, o comunque la meno spregiudicata. Se Meloni sostiene la riconferma di Ursula, l’Italia resta ancorata al gruppo di testa dell’Unione. Tuttavia la premier rischia di perdere un terzo degli eurodeputati conservatori, in direzione Le Pen. Oggi i conservatori faranno il punto della situazione con l’obiettivo di costruire una linea politica per superare i liberali.

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