Luca Telese, Giornalista e Direttore de Il Centro, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza 2025 “Insieme per far crescere l’Italia”, organizzati a Bologna dal 27 al 29 novembre 2025 dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.
In qualità di giornalista ha moderato molti panel di approfondimento nella giornata del 28 novembre.
Ecco l’intervista rilasciata prima di partecipare all’evento.
Stati Generali della ripartenza, terzo anno sempre presente, grande sostegno, è un grande momento di confronto e di dibattito?
La ripartenza è un viaggio tecnicamente, qui è come entrare in un grande mare, ogni tavolo di discussione è una nave, ogni nave porta in un continente e cinque minuti fa l’agroalimentare, la traccia che ci hanno dato era la crisi e l’agroalimentare è uscito fuori un proprio Italian Pride, un Reggio Emilia Pride, esperienze che sono state raccontate dalle uova, al parmigiano reggiano, a tutte le produzioni di eccellenza che è stato un ruggito ma anche un bellissimo elettrocardiogramma di un mondo vitale.
Non parliamo di quello che abbiamo discusso della demografia, temi che dovrebbero affrontare i politici e invece lo ignorano totalmente perché sono scomodi, non parliamo di quello che abbiamo fatto stamattina con il Vice Presidente di Confindustria, è stata veramente una specie di radiografia del mondo e dell’industria italiana di fronte al grande bivio dell’intelligenza artificiale, uno entra qua, ascolta, cinque ore, impara delle cose che non sa perché i protagonisti, e li potrei citare tutti, sono tutti nelle terre di frontiera.
Se poi uno deve fare una fotografia d’Italia vista dagli Stati Generali della Ripartenza di Bologna, è la fotografia di un paese terribilmente vivo in cui spesso le istituzioni faticano a inseguire ma anche solo a sapere tutto quello che accade, noi qui abbiamo aziende che arrivano e conquistano il mondo e questo è un elemento di orgoglio molto forte che sento anche fra quelli che partecipano, ormai la gente viene da due o tre anni, qualcuno verrà presto con i figli, noi non saremo ancora in età pensionabile come ci ha detto il Presidente dell’INF, che tra l’altro molto divertente ha fatto uno spot in Francia, fanno gli scontri per i 63 anni, io ho 63 anni e voglio continuare a lavorare, qui ci sono grandi dilemmi, le grandi sfide del futuro.
E sono tanti panel, tanti relatori che hanno un obiettivo comune che è la crescita dell’Italia?
Sì, qua non si cercano voti, non si cercano consensi, chi viene qui a spese proprie con un’idea assolutamente di restituzione, anche quando vengono grandi manager, grandi dirigenti, non è che vengono qua perché hanno la ola, vengono perché pensano di dover testimoniare le loro esperienze per qualcuno che le troverà utili, quindi l’interlocutore, e questa è una cosa bella della ripartenza, mentre i partecipanti e la comunità, è una comunità di classi dirigenti, però l’interlocutore ideale è qualcuno che vuole venire qui e vuole imparare, un giovane che dovesse dire scalo l’Italia, ho visto due ragazzi che hanno fondato un’impresa, che si sono fiondati dietro ai protagonisti, viene ad ascoltare i ministri, i capi di gabinetto, i dirigenti, che hanno qualcosa da dire e lo mettono a disposizione, non dico gratis, che è volgare, ma nel senso dell’interesse comune, questo è raro.
Ci sono tanti temi che abbiamo affrontato il futuro, si è parlato dei giovani e futuro, si è parlato del futuro dell’automotive e dell’agroalimentare, com’è questo futuro dell’Italia?
È un futuro bello, se saremo in grado di prendere il bivio giusto, è un futuro che già convive col passato, e quindi in tutti i tavoli che ho moderato, ma anche in tante cose che ho ascoltato dall’automotive, ha il massimo delle potenzialità, come in ogni momento di crisi, e il massimo del rischio.
Può scomparire l’auto in Italia, è quello che hanno detto, è tutto vero, però può anche essere che nasca una nuova industria di eccellenza sulle rovine o sulle ceneri di una manifattura che ha fatto il suo corso. Se tu pensi che alcuni dell’automotive, che rischiano di essere messi fuori dal mercato perché muore la filiera Stellantis, si sono inventati un carrello automatizzato, cameriere, che costa la metà del concorrente cinese, quindi siamo noi più bravi a fare quello che è un cinese, ed è più bello perché ha la carrozzeria, ha il design italiano, ecco io prendo questo robottino come la metafora di qualcosa che noi possiamo fare perché noi, e questo è il vero filo conduttore, noi sappiamo fare le cose.
Dalla signora che ha raccontato l’epopea delle uova, e io l’ho definita, la donna che ha detto di no a Trump, perché è arrivato l’ambasciatore americano nel momento di crisi e gli ha detto dateci la fornitura di uova, e lui ha detto no, abbiamo già venduto tutto qua in Italia.
Le uova, pensate, siamo in un mondo che si basa sulle tecnologie, sui nuovi saperi, ma vive su merci essenziali e le uova possono cambiare il destino del Presidente degli Stati Uniti, è fantastico. E io voglio esserci.








