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L’ordine internazionale di prima non esiste più | L’analisi di Gabriele Segre

Altro che democrazie contro autocrazie” – commenta Gabriele Segre su La Stampa –. “Il mondo oggi si spacca lungo una faglia più profonda: da una parte chi ha accettato che l’ordine internazionale così come l’ha conosciuto non esiste più, dall’altra chi ancora non è pronto ad ammetterlo.

Negli ultimi giorni la schiera dei primi si è allargata.

Per molti, in fondo, quell’ammissione è un vero e proprio lutto.

Per qualcuno la consapevolezza è cominciata quando Putin ha invaso l’Ucraina decretando il ritorno della guerra in Europa.

La nostra risposta è stata netta: Putin è un criminale internazionale, il nemico dell’Occidente.

Nel frattempo è arrivato Donald Trump. Ha dichiarato che la globalizzazione ha tradito gli Stati Uniti, che le istituzioni multilaterali lavorano contro di loro, che l’Europa ha rinnegato se stessa.

Abbiamo reagito definendolo minaccia alla democrazia e traditore del multilateralismo.

Infine ha parlato Mark Carney.

Primo ministro canadese, dal palco di Davos ha annunciato senza giri di parole la rottura definitiva dell’ordine internazionale: è tempo di smettere di fingere che il sistema funzioni ancora.

Due anni fa sarebbe stato uno scandalo.

Oggi lo hanno salutato con una standing ovation.

Che sempre più parti del mondo condividano la stessa diagnosi è quasi una buona notizia.

Il guaio è che sulla terapia siamo ancora agli antipodi.

È qui che si gioca la partita più pericolosa e non è affatto chiaro come intendiamo giocarla noi europei.

Se già facciamo fatica a muoverci uniti su dossier concreti — dal riarmo ai dazi — è difficile immaginare una visione condivisa sull’ordine che verrà.

L’Europa, al di là della retorica, non è nella stanza perché è profondamente divisa.

Intanto c’è chi il lutto l’ha già elaborato e lavora a nuove geometrie variabili: coalizioni che si aggregano su un dossier e si separano su quello successivo.

È in questa chiave che va letto il “Board of Peace” lanciato da Trump: un tentativo preoccupante e maldestro, ma pur sempre un segnale.

È il nuovo mondo degli “ordini” al plurale.

Possiamo continuare a spiegare com’era fatto quello che abbiamo perso.

Oppure prendere atto di quello che sta nascendo e provare a costruirne uno congeniale anche a noi”.

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