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[Lo scenario] Tsunami sulle imprese italiane. Entro tre mesi la metà entrerà in crisi. Ecco perché

«Il 16% delle imprese italiane manifatturiere già oggi ha sospeso o ridotto le produzioni; nei prossimi tre mesi, se permarrà questa situazione, un ulteriore 30% delle imprese finirà nella stessa situazione». Lo sostiene il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, chiedendo al governo interventi strutturali per sostenere le imprese italiane.

Nei prossimi tre mesi, ha puntualizzato Bonomi a Porta a Porta, «metà dell’impianto industriale entrerà in sofferenza» se non verranno adottate misure urgenti. Per il numero uno degli industriali servono urgenti misure strutturali a sostegno delle imprese: «Per prima cosa dobbiamo sbloccare la realizzazione di 400 impianti di energia rinnovabile fermi per burocrazia».

L’industria del vetro

In secondo luogo, continua Bonomi, occorre «un’operazione trasparenza per vedere a quanto viene comprato il gas e mettere un tetto al prezzo. Se non lo fa l’Unione europea, dobbiamo farlo in Italia», dal momento che «è ovvio che c’è una speculazione che sta mettendo in crisi non solo le imprese ma anche le famiglie».

Tra i settori più colpiti dal balzo dei prezzi delle materie prime e dei beni energetici, c’è l’industria del vetro italiana, che ha un consumo medio di gas naturale di oltre 1 miliardo di metri cubi l’anno (1,5% dei consumi nazionali) e un fabbisogno di energia elettrica di 3 TWh/anno (1% dei consumi nazionali) e che, in condizioni normali, contribuiscono per il 33% circa ai costi di produzione. Il boom dei prezzi dell’energia, spiega Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro, ostacola pesantemente la ripresa del comparto, dal momento che i costi energetici sono più che quadruplicati con ulteriori rischi di aumenti, vista la volatilità dei mercati del gas, dell’elettricità e della CO2.

Difficile sopravvivere

«C’è sicuramente un problema geopolitico da affrontare», ha affermato il presidente Graziano Marcovecchio, «soprattutto a causa delle incertezze sugli approvvigionamenti di gas, per il quale l’Italia è dipendente dall’estero per circa il 95%. Ma sono necessarie anche iniziative a livello nazionale sia sul mercato del gas naturale, per favorire una maggiore liquidità e abbassare il prezzo, sia sul mercato dell’energia elettrica, allo scopo di ridurre il gap con i Paesi europei nostri competitor. Senza interventi la nostra competitività e la stessa sopravvivenza corrono gravi rischi.

La nostra industria è tra le più esposte all’aggravio record dei costi energetici: le alte temperature di fusione, pari a 1600 C, e l’impossibilità di spegnere gli impianti, pena danni irreversibili, ci rendono particolarmente esposti a quanto sta accadendo». Dall’Osservatorio pagamenti di Cerved, come riportato questa mattina da MF, è emerso che già nel quarto trimestre del 2021 i rincari avevano cominciato a zavorrare le aziende più esposte al prezzo delle materie prime di tipo energetico e metallico, riducendo la capacità di sanare le esposizioni commerciali.

Boom dei mancati pagamenti

A fine 2021 le aziende hanno visto crescere il numero dei mancati pagamenti che dal 29,3% di fine 2020 è passato al 38,1% a fine 2021. Tra i comparti più colpiti secondo Cerved figura la vendita di gas, la siderurgia, l’energia elettrica e la meccanica per la petrolchimica e il gas. Il conflitto russo-ucraino, inoltre, non potrà che peggiorare lo stato di salute di una larga fetta delle Pmi italiane. Già in una precedente pubblicazione, peraltro, Cerved ha provato a stimare l’impatto della crisi internazionale sul rischio di default delle imprese.

Si prevede infatti un peggioramento della rischiosità delle imprese non-finanziarie italiane con una probabilità di default media attesa a dicembre 2022 pari al 6,32%, in crescita sia rispetto al dato di dicembre 2021 (5,71%) sia rispetto alla stima espressa nel Credit Outlook 2022 nello scenario base (5,35%). La stima rivista per il 2022 si avvicina a quella riconducibile al downside scenario in cui si prevedeva una probabilità di default del 6,12%.

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