Mentre Stati Uniti e Canada assicurano approvvigionamenti di gas per l’Europa, per emanciparsi delle forniture russe, restano da definire gli elementi pratici dell’accordo: come costruire una rete di stoccaggio del gas in tutto il continente e le infrastrutture necessarie per ricevere il gnl. Il tutto senza entrare in contrasto con la strategia a emissioni zero perseguita dalla Commissione e cardine dei piani di recovery, finora licenziati da quasi tutti gli stati membri e che in caso contrario necessiterebbero di adeguamenti normativi tra istituzioni nazionali ed europee.
Lo stoccaggio
Nel frattempo, l’Italia deve far fronte al suo consumo di 70-80 miliardi di metri cubi di gas all’anno con 18 miliardi di metri cubi di stoccaggio su cui contare. Il livello di riempimento di questi ultimi aveva raggiunto il 90% alla fine del mese di ottobre 2021, una situazione migliore di altri paesi europei, ma è chiaramente sceso rapidamente con l’utilizzo nei mesi invernali. Sarà prossimo allo zero quando inizia l’iniezione di gas negli stoccaggi per l’inverno 2022-2023, ad aprile. Condizione che l’annuncio del presidente Biden intende coprire attraverso questo doppio processo di arrivo e trasformazione del gas. In questa direzione va anche il decreto dei giorni scorsi che ha già previsto un incremento di 2,2 miliardi di metri cubi, fino a circa 5 miliardi di metri cubi di gas autoprodotto. Nel 2000 la produzione italiana era più di tre volte superiore ma adesso occorrerebbe troppo tempo per riportarla a quei livelli.
Algeria e Tap
La grande maggioranza del gas naturale impiegato dall’Italia viene importato come è ormai noto, e dalla Russia arriva il 45% del metano estero. Poi vengono l’Algeria, che è cresciuta del 76% nel 2021 fino a poco meno di un terzo dell’import, secondo i dati Mite-Dgisseg. E l’Azerbaijan del gasdotto Tap, entrato in funzione proprio dallo scorso anno in Puglia dopo anni di contesa con gli ambientalisti locali e alcune forze politiche soprattutto regionali. Lo scorso anno ha pesato per circa 7 miliardi di metri cubi che potrebbero aumentare di 2 o 3 miliardi entro la fine dell’anno. Per raddoppiare la capacità del gasdotto fino a 20 miliardi di metri cubi, che non avrebbe bisogno di modifiche infrastrutturali ci vorrebbero però circa 4 anni per la realizzazione.
Le due nuove piattaforme di Snam
L’uso del gas naturale liquefatto (gnl), che viene trattato per essere stoccato e trasportato più facilmente rappresenta al momento la possibilità più immediata di aumentare la disponibilità di prodotto senza ricorrere alla Russia. Il gnl va riportato alla forma gassosa per essere riutilizzato in modo tradizionale. L’Italia ha però una limitata capacità di rigassificazione e solo tre impianti capaci di farlo (Panigaglia, Rovigo e Livorno). Il ministro Cingolani ha parlato della possibilità di ricorrere anche a terminali galleggianti dando autorizzazioni in tal senso nei giorni scorsi.
Navi galleggianti
«La questione importante è vedere se noi disponiamo dei rigassificatori e oggi ne abbiamo in funzione tre, di cui uno molto grande e gli altri due un po’ più piccoli. La disposizione che è stata data l’altro ieri al ministro Cingolani che l’ha trasmessa alla Snam è di acquistare altri due rigassificatori. Sostanzialmente sono navi galleggianti, non rigassificatori che sono sul terreno. Chiaramente per quelli ci vorrebbe più tempo» ha dichiarato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del vertice Ue a Bruxelles.
Centrali a carbone
Un’altra possibile linea di azione emergenziale riguarda le centrali a carbone ma queste comportano certo una forte implicazione ambientale in contrasto con le linee guida del Pnrr. Al momento comunque sono cinque quelle attive e funzionanti: Fiume Santo e Portoscuso (Sardegna), Brindisi, Torrevaldaliga (Civitavecchia), Fusina (Venezia).
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