Dopo il blocco causato dall’emergenza sanitaria, ora arriva anche il caro energia a gravare su aziende e imprese impegnate nel settore turistico. «Serve un immediato importante intervento da parte dell’Europa sul caro energia altrimenti migliaia di alberghi e imprese turistiche chiuderanno». Lo dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla vigilia del TTG Travel Experience da domani fino al 14 ottobre alla fiera di Rimini assieme al Sia Hospitality Design e al Sun Expo.
«Hanno fatto il Recovery Fund per la pandemia e questo è come un nuovo Covid per il turismo. Per fortuna non abbiamo la malattia e la morte delle persone ma le conseguenze sulle aziende, che, come gli alberghi, sono energivori, sono molto simili a quelle del Covid. Sono mesi che si parla giustamente del tetto al prezzo del gas e non è stato fatto niente. Pensavamo di esserci lasciati il peggio alle spalle ma così non è stato».
«Se l’Europa esiste – stigmatizza – a questo punto batta un colpo. Ha il dovere di intervenire. Ma deve aiutarci ma con i soldi, non con i crediti di imposta perché se ho l’albergo chiuso con il tax credit ci faccio poco. Oggi sui prezzi dell’energia abbiamo incrementi di 6 volte rispetto al 2019. Gli altri paesi» dice «hanno le loro vie d’uscita: la Francia ha il nucleare, la Germania ci ha messo 200 miliardi e il Nord Europa ha il gas e il petrolio» aggiunge Bocca. Il presidente degli albergatori riconosce che l’estate è stata positiva ma rende noti i numeri del Centro Studi di Federalberghi sul preconsuntivo dei primi nove mesi del 2022.
«Nonostante il trimestre estivo positivo» dice «da gennaio a settembre 2022 si è registrato un calo complessivo del 6,9% delle presenze dei turisti nelle strutture ricettive rispetto al corrispondente periodo del 2019 (riduzione del 3,6% per gli italiani e dell’10,1% per gli stranieri). In valore assoluto, significa che mancano all’appello circa 26 milioni di presenze. Il buon andamento dell’estate non è stato sufficiente a far tornare in pareggio il bilancio del sistema turistico italiano. La liquidità che gli operatori sono riusciti a fare è servita per pagare in parte i costi di due anni di chiusura. Non veniamo da momenti grandiosi» ricorda Bocca «ma siamo stati due anni fermi».
Secondo Bocca il problema dell’energia è il primo enorme nodo che il nuovo Governo dovrà affrontare anche in vista della stagione invernale, che potrebbe segnare un nuovo importante passo avanti nel riscatto del settore, così pesantemente minato dalla pandemia. «Sicuramente i gestori degli impianti di risalita» spiega «hanno gli stessi nostri problemi e cioè il folle aumento dei costi energetici. Bisogna capire se poi quest’aumento si può ribaltare sul costo dello skipass giornaliero o dell’albergo stesso. Se non si ribalta infatti, si va in perdita e conviene stare chiusi con nuove forti perdite e aziende che chiuderanno e falliranno. Se lo fai, ci sarà un forte aumento dei prezzi e c’è il rischio che i clienti non vengano».
Inoltre, l’alta stagione è al termine. «Le destinazioni balneari con settembre» dice «sono finite, le città d’arte tra la fine ottobre e primi di novembre finiscono i flussi di turismo americano e internazionale e quindi anche lì “cambia la partita” perché comunque bisogna rivolgersi a un mercato italiano o a un mercato corporate di aziende che non hanno i budget del turismo estero americano».
Quindi è urgente secondo Bocca contenere i costi dell’energia e poi a mano affrontare gli altri problemi come quello della manodopera carente (“il reddito di cittadinanza deve essere rivisto, può andare per un cinquantenne che perde il lavoro ma per i ragazzi giovani che possono lavorare non ha molto senso”), l’abusivismo e il cuneo fiscale. «Ma prima l’energia. O andando avanti così» conclude «ci sarà il paradosso che dobbiamo chiedere finanziamenti alle banche per pagare le bollette. Un peccato anche perché in questo momento la domanda c’è e i presupposti per fare un buon 2023 ci sono tutti, anche grazie al dollaro forte aiuta i mercati americani a venire in Italia».








