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[Lo scenario] «L’unico vincitore di questa guerra sarà la Cina». La previsione del New York Times 

Chi vincerà la guerra in Ucraina? Secondo il New York Times, a spuntarla potrebbe essere la Cina. In un editoriale – prendendo spunto dal colloquio di Roma tra Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e Yang Jiechi, responsabile Esteri del Partito comunista cinese – il quotidiano analizza così la posizione di Pechino: «La guerra in Ucraina è tutt’altro che finita, ma nei circoli politici cinesi si sta formando un consenso sul fatto che un Paese possa uscire vittorioso dalla crisi: la Cina».

«Dopo una confusa risposta iniziale all’invasione russa, la Cina ha gettato le basi di una strategia per proteggersi dalle peggiori conseguenze economiche e diplomatiche che potrebbe affrontare e per beneficiare dei cambiamenti geopolitici una volta che il fumo si sarà diradato». È questo il fine dell’equilibrismo di Xi Jinping, che «ha evitato di criticare il presidente russo Vladimir Putin, ma ha anche cercato di prendere le distanze dalla carneficina e ha denunciato le sanzioni internazionali imposte alla Russia ma, almeno finora, ha lasciato intendere che le aziende cinesi potrebbero rispettarle, per proteggere gli interessi economici della Cina in Occidente». Secondo il Nyt, «in definitiva, la leadership cinese ha calcolato che deve cercare di elevarsi al di sopra di quella che considera una lotta tra due potenze stanche ed essere vista come un pilastro di stabilità in un mondo sempre più turbolento».

Le Monde: dialogo tra sordi

Per le Monde, quello tra Usa e Cina sull’Ucraina è un «dialogo tra sordi», scrive il giornale a proposito del colloquio di ieri a Roma tra Jake Sullivan, consigliere di Biden per la sicurezza nazionale, e Yang Jiechi, direttore del Comitato Centrale per gli Affari Esteri del Partito Comunista Cinese. L’incontro è durato quasi sette ore e «le dichiarazioni di ciascuna delle parti registrano le loro divergenze sulle questioni ucraine e taiwanesi»: il quotidiano sottolinea che il comunicato conclusivo di Washington è di appena 8 righe e parla di «una discussione sostanziale sulla guerra della Russia contro l’Ucraina», in cui Sullivan e Yang «hanno sottolineato l’importanza di mantenere aperte le linee di comunicazione» tra Pechino e Washington.

La Cina «è stata molto più prolissa», e ha insistito soprattutto sulla questione di Taiwan, mentre sull’Ucraina ha affermato «è importante prendere in considerazione il contesto storico della questione ucraina, risalire all’origine del problema e prendere in considerazione le legittime preoccupazioni di tutte le parti». Il titolo di apertura del quotidiano è però per l’attacco russo contro un obiettivo ucraino a una ventina di chilometri dal confine della Polonia: un «avvertimento alla Nato», titola Le Monde, che non uscendo il lunedì non aveva potuto pubblicare la notizia.

Faz: Xi Jinping non abbandonerà Putin

La Frankfurter Allgemeine Zeitung guarda a oriente e al ruolo della Cina nella crisi ucraina. «Nessuna soluzione da Pechino» dice il titolo del commento, in cui si sottolinea che «Putin resta un utile alleato per Xi Jinping» e che dunque il leader cinese «non abbandonerà il principale bersaglio della coalizione anti russa forgiata da Biden con tanto successo». Ciò che conta veramente per i cinesi, secondo la Faz, è continuare a fare affari, e dunque evitare di «essere trascinati nel vortice della politica sanzionatoria» occidentale. Per questo il giornale dubita che Pechino possa fornire aiuti militari a Mosca per l’offensiva in Ucraina, anche se la notizia circolata ieri «è molto difficile da verificare come purtroppo sono sempre le indiscrezioni».

Ma di certo il rischio di sanzioni «sarà attentamente considerato a Pechino. Per la Cina, che è molto più integrata nell’economia globale rispetto alla Russia, fornitore di materie prime, non si tratta solo di stabilire se l’economia crollerà a breve termine. Il commercio con gli Stati Uniti e l’Europa rimane un fattore chiave per la continua crescita del Paese, nonostante le recenti politiche più nazionaliste». In rilievo anche i piani che il governo tedesco sta studiano per alleggerire i costi energetici per i cittadini: il ministro delle finanze Christian Lindner ha proposto lunedì uno «sconto di crisi sui carburanti». 

La Cina è ad un bivio, deve decidere da che parte stare

Sul Corriere della Sera Massimo Gaggi si interroga sul confronto diplomatico tra Stati Uniti e Cina che – scrive – ieri ha vissuto un momento pubblico importante con l’incontro romano dell’Hilton tra i supersherpa della politica estera delle due potenze, ma che sicuramente è già in corso da tempo dietro le quinte. Il quadro, inutile nasconderlo, è cupo e non solo per il rischio che la guerra in Ucraina inneschi un conflitto più vasto e per le conseguenze economiche pesanti che ci saranno, comunque, per tutti, Europa e Stati Uniti compresi. L’aggressione di Putin ha rinsaldato i legami nel mondo occidentale e ha ridato lustro ai valori liberaldemocratici, ma ha anche esposto un’America che già fatica a tenere testa alla Cina, a una drammatica riapertura del fronte europeo.

Il presidente russo ha la pretesa anacronistica di riportare il mondo nel Novecento, ma nemmeno Washington, e noi, suoi alleati nella Nato, possiamo illuderci che l’America sia ancora quella della metà del secolo scorso: quello era un Paese che poteva dettare le regole non solo per la sua forza militare e tecnologica ma anche perché aveva un’economia quattro volte più grande quella del suo avversario più pericoloso. Quella supremazia economica non c’è più, ma è rimasta la supremazia tecnologica (anche se la Cina è ormai a un passo) e la forza d’attrazione della vita in Paesi liberi, democratici, che rispettano i diritti dei cittadini.

Gli Usa negli ultimi tempi hanno rafforzato la loro strategia di contenimento della Cina, cercando al contempo di riprendere un dialogo pragmatico con Pechino: competizione dura ma in un quadro di interessi e regole comuni. Cosa farà a questo punto la Cina? Xi non pensa certo di abbandonare Putin, ma se lo aiuterà con forza nell’impegno bellico la rottura con Usa ed Europa rischia di diventare irreparabile. E l’export verso Ue e Usa rimane vitale per la Cina.

Lucio Caracciolo: Cina ammaccata

Di parere opposto Lucio Caracciolo, direttore della rivista geopolitica Limes: «Pechino considerando ormai sbarrata la via dell’Occidente, può uscire ammaccata dal conflitto. I cinesi si sono sentiti raggirati dal Cremlino, che non li aveva informati dell’invasione, quanto meno non nelle dimensioni effettive».

«E infatti la Cina ha aperto un nuovo capitolo di dialogo con gli Stati Uniti, inaugurato a Roma – spiega – Ma se il regime di Mosca fosse travolto dalla protesta popolare (improbabile), da una rivolta di palazzo (meno improbabile) o da una combinazione delle due (possibile), Xi Jinping perderebbe l’unico paese «alleato» – le virgolette sono d’obbligo. La Repubblica Popolare sarebbe completamente accerchiata da paesi nemici o inaffidabili. La Russia atterrata dalle durissime sanzioni americane ed europee sarà molto più fragile di quanto fosse il 23 febbraio. Oltre che ridotta per un periodo non breve a Stato canaglia, almeno per buona parte delle opinioni pubbliche occidentali. Non sappiamo fino a che punto Pechino vorrà pagare il conto dell’avventura russa» conclude Caracciolo. 

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