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[Lo scenario] L’allarme di Luca Mercalli: «Non so se il 2023 sarà più caldo, ma non facciamo nulla per evitarlo»

“Una serie di dati di temperatura è come una sega con i denti, che vanno su e giù. Il su e giù dei denti è la variabilità tra un anno e l’altro, che dipende da fattori interni al clima. L’inclinazione della sega è il trend.

La sega adesso è inclinata verso l’alto da un lato, quindi stiamo salendo, ma dentro l’inclinazione dell’intera lama ci sono i denti che vanno su e giù. Un anno può essere molto caldo, un anno può essere un pochino più fresco, va giù, poi ritorna a salire.

Quindi la variabilità interannuale è un disturbo che si sovrappone al trend. Questo noi non lo possiamo prevedere. Perché deriva da mille fattori locali. Io posso solo dire: la temperatura sta crescendo.

Il 2022 ha fatto un dentino che va verso l’alto, ma io non ho nessun elemento per dirle se per il prossimo anno in Italia metteremo ancora un dentino ancora più in alto, oppure se va giù di mezzo grado, oppure se resta uguale. Non lo sappiamo, non abbiamo mezzi predittivi per dire questo.”

“Certamente non diminuiranno gli eventi estremi. O rimangono stazionari o oscillano, per cui posso avere un anno in cui per mille ragioni di probabilità non ho gli stessi effetti, o posso averne di più. Anche questi sono soggetti allo stesso trend che abbiamo detto per la temperatura.

Ci sono troppe variabili, non è una riga bella dritta e perfetta per cui aggiungo zero virgola tutti gli anni. Sono fenomeni che interagiscono con altre variabili, col territorio”.

“La ricetta è già bella che scritta da tutti i rapporti della IPCC, nei rapporti interni dell’ISPRA, del CMCC. Quindi abbiamo già la lista delle cose da fare per la sostenibilità, però non le stiamo facendo. Perché alla fine trionfa sempre il vincolo economico.

Si fa presto a dire “posti di lavoro”, “competitività”, “economia”, “il PIL deve crescere”, e tutto naufraga miseramente. Poi è ovvio che non solo l’Italia che può e deve farlo. Intanto c’è l’Europa. Anche l’Europa sappiamo che è debole, gli altri non lo fanno, e questo sostanzialmente rallenta tutte le scelte.

L’Italia dovrebbe semplicemente fare quello che da 20 anni diciamo di fare. Non c’è nessuna novità. Lo doveva fare qualsiasi altro governo negli ultimi 20 anni. Non c’è niente di nuovo, se non una maggiore urgenza.

Adesso c’è ancora più fretta. Energie rinnovabili, la lotta al consumo di suolo, una certa educazione delle persone spiegando che rischi corriamo, una tassazione maggiore sugli sprechi energetici, ma sono tutte cose che sappiamo già. Però sono impopolari, non piacciono.”

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