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[Lo scenario] La guerra di Putin uccide la globalizzazione. Ecco perché il mondo non sarà più lo stesso

La crisi ucraina cambia gli equilibri mondiali. «È la fine della globalizzazione come l’abbiamo costruita», ha detto Domenico Siniscalco vicepresidente di Morgan Stanley ed ex ministro all’Economia, nel corso di un webinar di approfondimento sulla situazione Russia-Ucraina. «La Russia pesa davvero poco sul bilancio mondiale, ma questa crisi coinvolge la crisi ed altri quindi difficilmente torneremo alla situazione di prima».

Siniscalco: «Non si torna indietro»

«Bisogna capire» ha aggiunto «cosa faranno l’Europa e gli Usa sulle sanzioni alla Russia. Il conto dell’impatto delle sanzioni appare simile tra Europa e Usa, diverso è quello sulla credibilità. Sul fronte dei mercati e degli investimenti appare tutto bloccato per l’incertezza che c’è in questo momento».

Siniscalco: «Non ci sarà recessione»

«Non credo ci sarà una recessione globale perché la Russia non è molto grande. Molto dipenderà dalla Cina che avrà una posizione molto ambigua». Dal punto di vista economico il conto più pesante lo «stanno pagando Ucraina e Russia. Parlando dei Paesi non guerra sicuramente l’Europa pagherà un conto caro. I due Paesi più esposti in Europa» ha aggiunto «sono Germania e Italia. Principalmente per il tema dell’energia».

Il Wall Street Journal: “addio al sogno”

«Le sanzioni assestano un colpo al sogno della globalizzazione». È questa l’analisi del Wall Street Journal: le misure economiche imposta da Usa e Ue alla Russia e molti dei suoi principali imprenditori, gli oligarchi di Putin, sono il segno del «cambiamento di una politica perseguita dagli Stati Uniti negli ultimi 30 anni, e di un futuro in cui le nazioni e le società smettono di fare affari con gli avversari e si concentrano di più su partener con cui c’è affinità di vedute».

Il sistema commerciale si sgretola

Dunque, «si sta sgretolando il sistema commerciale che abbiamo conosciuto, con il Wto al centro e una serie di regole base sotto le quali ciascuno ha operato». In evidenza sulla prima pagina anche l’inflazione Usa che schizza al 7,9% segnando il massimo da 40 anni. Poche le speranze che si raffreddi rapidamente, scrive il Wsj: «Si prevede che le perturbazioni del mercato petrolifero e delle materie prime dovute alla crisi ucraina aumenteranno le pressioni sui costi», anche perché «la Russia è uno dei principali fornitori mondiali di petrolio e gas naturale e una regola pratica, a cui ha fatto riferimento il presidente della Fed Jerome Powell la scorsa settimana, sostiene che un aumento di 10 dollari al barile dei prezzi del petrolio fa aumentare l’inflazione complessiva degli Stati Uniti di 0,2 punti percentuali».

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