Il mercato del carbonio Ue (Ets) consiste in uno scambio di certificati di emissione attraverso un meccanismo che stimola gli investimenti di industria e settore energetico a ridurre le emissioni. Con l’accordo di stanotte, l’Ets diventa sempre di più lo strumento principale dell’azione climatica Ue.
Ets
Entro il 2030 i grandi impianti industriali e il settore dell’energia dovranno ridurre le emissioni del 62%. Aumenterà anche la velocità delle riduzioni annuali delle emissioni, dal 2,2% all’anno con il sistema attuale al 4,3% dal 2024 al 2027 e al 4,4% dal 2028.
Carbon tax alle frontiere
L’Ue applicherà il prezzo della CO2 dell’Ets ad alcuni prodotti importati per tutelare l’industria europea dalla concorrenza sui costi da parte di imprese di regioni del mondo con politiche climatiche meno stringenti, ed evitare la delocalizzazione delle imprese. I certificati di emissione gratuiti, che oggi rappresentano una tutela anti-delocalizzazione per i settori dell’industria europea che consumano più energia (per esempio cemento, alluminio, acciaio) saranno eliminati gradualmente fino al 2034, sostituiti dall’imposizione da parte dell’Ue della “carbon tax” alle frontiere sugli stessi settori.
Ets 2
Dal 2027 nascerà un mercato del carbonio separato, solo per i trasporti su strada e gli edifici. Il sistema potrebbe essere rimandato di un anno se avesse un impatto significativo sugli aumenti.
Fondo sociale per il clima
Per attenuare l’impatto del prezzo della CO2 su carburanti alla pompa e riscaldamento domestico l’Ue creerà un fondo da 86 miliardi complessivi per il periodo 2026-32. La maggior parte dei fondi saranno destinati a investimenti strutturali, per esempio per aumentare l’efficienza degli edifici, ma il 37,5% potrà del totale essere erogati come aiuti diretti alle famiglie.








