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L’innevamento artificiale dell’Appennino è inutile e dannoso. Ecco perché | Lo scenario

“Con la crisi climatica in atto, affrontare la mancanza di neve incentivando l’innevamento artificiale vuol dire aggravare il problema, attingendo alle già scarse riserve idriche e impattando sugli ecosistemi.

Oltretutto, veniamo da un’estate di intensa siccità, in cui mancava l’acqua anche per il consumo umano e l’agricoltura; solo pochi giorni fa lo stesso Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato di emergenza idrica in dieci regioni (aggiungendo le Marche a quelle già incluse), ammettendo che i motivi di preoccupazione permangono. Occorre invece riconvertire il settore, ampliando l’offerta alternativa e non investendo più nei settori destinati a un drastico ridimensionamento, come quello sciistico”.

Così il WWF Italia ha commentato alcune delle misure proposte dalla ministra del Turismo, Daniela Santanchè, scaturite dal tavolo ‘Appennino senza neve’, con riferimento alle montagne degli Appennini, del Gran Sasso, dell’Abetone, sino alla Sila e all’Etna, che dal turismo invernale traggono una fetta cospicua dei rispettivi Pil.

La promessa della ministra del Turismo prevede “quattro misure” e “risposte entro due-tre settimane”, liberando i fondi Covid non utilizzabili per altre finalità, ristornando gli investimenti a cui si è fatto fronte nel 2022, lavorando con il ministero del Lavoro sugli ammortizzatori sociali, e poi innevando artificialmente, anche per evitare lo spopolamento di alcune zone appenniniche.

Ma per l’innevamento di base (ca. 30 cm di neve, spesso anche di più) di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri di acqua, cioè 1.000 metri cubi, mentre gli innevamenti successivi richiedono, a seconda della situazione, un consumo d’acqua nettamente superiore, il che corrisponde approssimativamente al consumo annuo d’acqua di una città di 1,5 milioni di abitanti.

“A differenza di quanto affermato nell’incontro al ministero”, puntualizza il WWF Italia, “l’impatto del cambiamento climatico sulla montagna è un dato strutturale che già da oltre un decennio sta provocando una drastica diminuzione del manto nevoso e sta trasformando le località montane sulle Alpi, sulle pre-Alpi e sugli Appennini. In tale situazione, è essenziale una gestione dell’acqua trasparente, socialmente ed ecologicamente equa per soddisfare la crescente domanda”.

In periodo di crisi energetica, inoltre, è bene ricordare l’altissimo consumo d’energia, spiegano gli esperti. “Per assicurare piste innevate su tutte le Alpi si è calcolato che occorrerebbero 600 GWh di energia elettrica. Peraltro anche l’utilizzo di cannoni sparaneve risulta inutile perché le alte temperature spesso fanno sciogliere rapidamente la neve sparata”.

Il WWF suggerisce di definire strategie di intervento sostenibili (di adattamento e di mitigazione) e partecipate per il turismo montano, in relazione ai cambiamenti climatici in corso; di costituire una banca dati nivo-meteorologici almeno a livello di bacino idrografico, per garantire un’efficace capacità di pianificazione e promozione del turismo alpino; di individuare incentivi per la riconversione delle strutture e degli impianti turistici alle esigenze ecologiche e per definire una nuova politica turistica sostenibile.

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