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L’Europa è senza visione | L’analisi di Gabriele Segre

Gabriele Segre sulla Stampa parla degli scenari futuri in Siria e Ucraina lamentando la mancanza di visione dell’Europa e avanzando una proposta: “Il principio è semplice – scrive – prima di poter gioire per un risultato, dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi per noi vincere.

Soprattutto quando gli altri lo sanno da tempo: la Turchia mira a un neo-ottomanesimo che va dall’Eufrate alla Libia, la Russia a riaffermare la sua potenza euroasiatica, la Cina a estendere la sua economia in Africa e Medio Oriente.

Perfino Israele ha un chiaro obbiettivo strategico: sopravvivere a ogni costo.

Noi, al contrario, rimaniamo incerti, incapaci di capire chi siamo, prima ancora di decidere cosa vogliamo.

Di fronte a questa realtà, non basta più pensare che l’integrazione da sola sia la salvezza.

Un esercito unitario o una politica estera condivisa saranno destinati a fallire se prima non diventiamo un vero attore politico, iniziando a guardare dentro noi stessi nel tentativo di maturare, se non una coscienza collettiva, quanto meno un interesse comune.

Chissà che l’unico modo per farlo, allora – dice Segre – non sia riprendere il progetto di una Costituzione europea, un’iniziativa capace di interpretare non solo le ragioni strategiche, ma anche le aspirazioni ideali dei popoli del continente: quelle per cui credere in un futuro e lottare per realizzarlo.

Certo, è difficile immaginare un’intesa tra 27 soggetti che non perdono occasione di guardarsi con sospetto.

Ma forse è giunto il momento di ripartire da un nucleo ristretto, formato dai Paesi fondatori e da quelli più motivati, lasciando agli altri la possibilità di aderire in seguito.

Un processo che scongiurerebbe il rischio di stroncature all’ultimo miglio, capaci di distruggere non solo il progetto, ma anche lo spirito che l’aveva generato, come accaduto in passato.

Può sembrare un’ambizione eccessiva e lontana dalla realtà.

Invece, discutere di Costituzione europea oggi significa incarnare il massimo realismo.

Ora, più che mai, serve un patto fondato non sull’attrattiva di un’ulteriore integrazione, ma sulla necessità di darci una direzione in un mondo che corre senza aspettare nessuno.

Ogni accordo è possibile, se esiste un vero interesse comune.

E mai come adesso – conclude – l’interesse c’è. Sta a noi riconoscerlo e agire”.

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