Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Le tre guerre del presente | L’analisi di Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano

Napoli, sicurezza e sviluppo nel Mediterraneo allargato

La sicurezza come condizione indispensabile per la crescita economica e sociale del Paese. È questo il messaggio centrale dell’intervento del generale Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, nel panel dedicato a “L’Esercito Italiano e le sfide del Mediterraneo allargato”, nell’ambito dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.

A dialogare con il generale è stato Franco Massi, Segretario Generale della Corte dei conti, che ha introdotto il confronto sottolineando il ruolo delle Forze Armate come “cordone sanitario esterno” capace di garantire la sicurezza necessaria al funzionamento delle istituzioni democratiche.

Un mondo cambiato dalla guerra in Ucraina

Nel suo intervento, Masiello ha evidenziato come il conflitto scoppiato in Ucraina nel 2022 abbia modificato radicalmente il quadro internazionale.

«Veniamo da un periodo molto lungo, fortunatamente di pace. Dopo la Seconda guerra mondiale la società occidentale è stata quasi sempre in pace. Purtroppo l’esperienza ucraina dal 2022 ha cambiato radicalmente e bruscamente lo scenario e questo porta le società a riflettere di nuovo su questa parola: guerra».

Il Capo di Stato Maggiore ha ricordato che oggi nel mondo sono in corso circa sessanta conflitti e che l’Italia si trova in una posizione particolarmente delicata.

«L’Italia si trova particolarmente esposta perché proiettata nel Mediterraneo. Siamo al centro di un arco di instabilità che riguarda il fianco est ai confini con la Russia, il Medio Oriente e il Nord Africa».

La trasformazione dell’Esercito Italiano

Masiello ha spiegato che l’Esercito sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

«L’Esercito italiano si è preparato per anni alle operazioni di supporto alla pace. Ha sviluppato una dottrina, mezzi e una mentalità adatti a quel tipo di missioni. Oggi la sfida più difficile è far comprendere ai soldati che bisogna prepararsi a scenari completamente diversi, sperando che non accadano mai».

Secondo il generale, la guerra in Ucraina rappresenta un banco di prova fondamentale per comprendere l’evoluzione dei conflitti contemporanei.

«Pensavamo di rivedere una guerra simile a quella del Golfo del 1991. Invece abbiamo assistito al ritorno delle trincee, dei campi minati, del filo spinato. Abbiamo riscoperto aspetti che pensavamo appartenessero definitivamente al passato».

Le tre guerre del presente

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda la natura multidimensionale delle guerre contemporanee.

Masiello individua tre livelli di conflitto.

Il primo è quello convenzionale, fatto di artiglieria, mezzi corazzati e combattimento sul terreno.

Il secondo è quello tecnologico.

«C’è la guerra dei missili ipersonici, c’è la guerra dei droni, che ha radicalmente cambiato il modo di combattere. In questo filone rientra anche la guerra cibernetica, che è permanente».

Il terzo livello, secondo il Capo di Stato Maggiore, è quello più insidioso.

«La guerra che mi preoccupa di più è quella cognitiva. È la guerra delle menti. È la guerra che manipola le opinioni pubbliche e le menti dei soldati».

La minaccia della disinformazione

Ampio spazio è stato dedicato al tema della manipolazione dell’informazione.

«Non ci difendiamo nemmeno da questo tipo di guerra. Ed è la cosa più grave. Abbiamo di fronte avversari che considerano la guerra composta da un pilastro convenzionale e da un pilastro psicologico. Sono molto bravi a operare in questo campo e noi non siamo altrettanto bravi a difenderci».

Secondo Masiello, social network e intelligenza artificiale stanno amplificando enormemente il fenomeno.

«Bisogna educare le persone a comprendere le centinaia o migliaia di messaggi che ricevono ogni giorno. Serve abituare le persone a ragionare criticamente e a non seguire automaticamente il mainstream. Serve inoltre un’informazione istituzionale corretta che faccia da contraltare ai messaggi falsi che vengono continuamente propinati».

Sicurezza, energia e sviluppo economico

Il generale ha poi collegato direttamente il tema della sicurezza a quello dello sviluppo economico.

Particolare attenzione è stata dedicata agli stretti marittimi e ai cosiddetti “chokepoint”, i passaggi obbligati del commercio mondiale.

«Non controllare questi stretti e non essere capaci di gestire le crisi che li coinvolgono ha una ricaduta diretta sulle economie nazionali. Lo vediamo oggi con la crisi dello Stretto di Hormuz e lo abbiamo visto con le tensioni nell’area di Bab el-Mandeb».

Da qui il ruolo delle Forze Armate.

«Le Forze Armate servono oggi a prevenire le crisi e a gestirle quando arrivano. Operiamo sul fianco est, nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Questo contribuisce concretamente allo sviluppo del Paese».

Il rapporto tra gli italiani e le Forze Armate

Nella parte finale dell’incontro, Masiello ha commentato i dati che vedono le Forze Armate ai vertici della fiducia degli italiani.

«L’Esercito registra circa il 72% di gradimento e Marina e Aeronautica circa il 75%. Sono percentuali molto alte e indicano il riconoscimento dell’opinione pubblica».

Tuttavia il generale ha evidenziato anche alcune criticità.

«Le Forze Armate italiane sono state ipofinanziate per troppi anni. Dopo la Guerra Fredda si è pensato di raccogliere i dividendi della pace e si è continuato a tagliare. L’Esercito ha vissuto un lungo periodo di pura sopravvivenza».

«La difesa riguarda tutti i cittadini»

Il Capo di Stato Maggiore ha infine richiamato il principio costituzionale della difesa della Patria.

«L’articolo 52 della Costituzione dice che la difesa della Patria è sacro dovere di ogni cittadino. Non è un problema solo dei soldati. Dobbiamo essere uniti e dobbiamo stare vicini ai nostri militari».

Un messaggio che si lega direttamente al tema dell’incontro napoletano e alla necessità di garantire stabilità, sicurezza e crescita in una fase storica segnata da forti tensioni internazionali.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.