Sulla questione ambientale Colao ha evidenziato le problematiche più importanti. La tutela del territorio e degli ecosistemi naturali, la transizione energetica, il contrasto al consumo del suolo e al dissesto idrogeologico, i progetti di economia circolare, la rinnovazione del trasporto pubblico sono gli argomenti principali che certamente erano ben conosciuti non solo agli esperti ma anche alla politica. Le idee degli Stati Generali, quantomeno sull’ambiente, qualora le azioni del governo non fossero consequenziali, rimarrebbero una mera esercitazione. Anzi c’è da attendersi una ulteriore regressione in uno stato di inerzia catatonica e permanente da parte delle forze governative.
Inoltre le reazioni negative del mondo ambientalista, in gran parte filogovernativo, confermano la previsione catastrofica suddetta. Certo l’impostazione di Colao , favorevole allo stretto rapporto tra ambiente e il mondo delle infrastrutture e delle imprese, apre un inusitato varco ad una paradossale contraddizione. L’idea di ambiente degli Stati Generali è confacente al mondo politico dell’opposizione mentre è in contrasto palese con la cultura prevalente del governo, profondamente sospettosa nei confronti del mondo imprenditoriale e della necessità di realizzare importanti infrastrutture.
Non a caso l’ambientalista televisivo, Luca Mercalli, ritiene sia un’eresia accostare le infrastrutture all’ambiente. Viene inoltre ribadito da tutto il mondo ambientalista che non bisogna costruire nuove infrastrutture ma operare con la manutenzione di quelle già esistenti. Ebbene, fermo restando la necessità della manutenzione delle infrastrutture esistenti e più in generale del territorio e del paesaggio, va colta con favore la sollecitazione di Colao: un avvio serio e concreto di politica ambientale, in linea con l’azione di molti altri Paesi dell’Europa, presume la relazione strettissima dell’ambiente con il mondo dell’imprenditoria e delle infrastrutture.
Infatti non è pensabile che si possa avviare una vera azione a favore dell’ambiente se non si cavalca la tigre dello sviluppo del Paese. Le nuove ed importanti infrastrutture rappresentano la grande occasione per mettere in forma un modello “ecologico”. Non si tutela l’ambiente solo proteggendo (spesso anche male) ciò che già esiste, ma costruendo il nuovo con i paradigmi “ecologici”. Va realizzato il ponte sullo Stretto di Messina come è stato già realizzato il ponte che collega la Svezia alla Danimarca; va realizzato il deposito per le scorie nucleari con annesso parco tecnologico come già hanno fatto gli spagnoli; vanno costruiti i e i termovalorizzatori che producono energia a emissioni pari allo zero come avviene già in molti Paesi soprattutto del nord Europa. Con la risorsa formidabile di quella imprenditoria coraggiosa e creativa, che non manca certo all’Italia, incoraggiata e controllata dallo Stato potrebbe portare alla vera svolta: lo sviluppo sostenibile.
Non è più concepibile che non si realizzi più nulla sul territorio nazionale e poi, ipocritamente (declamando tutti i giorni sull’economia circolare) tenere parcheggiate le scorie nucleari in altri paesi d’Europa e portare i rifiuti in qualche paese dell’est, con grande spreco di risorse economiche a vantaggio di burocrazie incancrenite e di mafie operanti sempre in agguato.
Con le nuove e grandi opere si ha l’occasione irripetibile di avviare il modello ambientalista e sviluppista. Si può attivare finalmente una cultura politica strategica che fa veramente gli interessi della comunità nazionale.
Certo è ben noto che la grande opera è sempre un rischio soprattutto in un Paese come l’Italia dove la sindrome nimby (not in my back yard, non nel mio cortile) è piuttosto diffusa, ma la mancanza di credibilità e di una visione strategica da parte della politica e la pavidità sconcertante di questo governo ha ancora di più esasperato la crisi.
Così dopo la levata di scudi degli ambientalisti si può stare certi che il piano sull’ambiente di Villa Pamphili sarà gettato nel cestino.
La cultura nimby , in contrasto con le idee sull’ambiente espresse agli Stati Generali, continuerà a riproporre una Italia paralizzata. Ferma, pavida,senza futuro. Giardino del mondo e magari , per i posti più belli, trastullo per i super ricchi arabi, cinesi o russi.
La concezione ”costruttivista” è stata invece espressa in modo ineccepibile. La nuova politica industriale non può prescindere dal paradigma ambientale. L’ambiente non è un dominio a se stante, ma irrora, indirizza e mette in forma ogni attività produttiva. La demonizzazione delle infrastrutture, la degradazione morale e politica dell’imprenditore a “peccatore” è il risultato, in Italia, della miscela esiziale delle culture politiche della “decrescita felice”, del cosmopolitismo progressista disattento alle esigenze dei lavoratori e del cristianesimo terzomondista, internazionalista e nemico dell’occidente e dell’Europa.
L’eccezionale capacità creativa della comunità nazionale non può fermarsi al passato ma riproporsi continuamente in modelli nuovi, moderni che hanno nel mondo imprenditoriale la spinta più importante e propulsiva.








