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L’autentico interesse nazionale | L’analisi di Angelo Panebianco

“Mondo cambiato, problemi inediti”, scrive sul Corriere Angelo Panebianco, chiedendosi quanto tempo occorrerà prima che si realizzi una convergenza fra forze politiche di maggioranza e di opposizione su una definizione minima di interesse nazionale, declinata in chiave finalmente realistica, non ideologica.

Perché ci si arrivi, osserva Panebianco, occorre che ciascuna di tali forze rinunci a qualcosa, riconosca come irrealistici, e potenzialmente dannosi per il Paese, alcuni dei messaggi fin qui inviati agli elettori, e su cui, almeno in parte, esse avevano costruito la propria identità.

Che cosa si può intendere, nelle condizioni oggi date, per definizione realistica dell’interesse nazionale?

Una definizione minima, depurata da dogmi ideologici, dell’interesse nazionale italiano dovrebbe, per lo meno, accettare quanto segue.

Dovrebbe in primo luogo riconoscere che, da un lato, non c’è incompatibilità fra interesse italiano e interesse europeo (avvertimento per chi continua a coltivare, a destra, sogni sovranisti) e, dall’altro, che non esiste un interesse europeo che possa mangiarsi, sostituirsi all’interesse italiano (avvertimento per gli euro-entusiasti di sinistra).

Dalla sicurezza militare al controllo dei flussi migratori, alla cooperazione economica, non c’è modo, né ha alcun senso, contrapporre interesse italiano e interesse europeo.

Così come non ha alcun senso raccontarsi che dobbiamo perseguire l’interesse europeo a scapito dell’interesse nazionale.

Poiché c’è un solo modo sensato di definire l’interesse europeo: come il frutto della negoziazione fra interessi nazionali, fra Paesi che convergono su una piattaforma comune pur avendo differenti priorità, sensibilità, tradizioni nazionali.

L’interesse europeo è ciò che resta dopo che queste differenze siano state smussate e rese compatibili grazie a concessioni reciproche.

Un’eventuale futura difesa dell’Europa, ad esempio, non potrà che essere «multi-livello», dovrebbe combinare capacità di deterrenza e, eventualmente, di azione, a livello europeo, e capacità di deterrenza e, eventualmente, di azione a livello nazionale.

Da attivare in un modo o nell’altro, o congiuntamente, a seconda delle circostanze e della natura delle minacce.

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