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Laura Lega, Capo Dipartimento Immigrazione: “Le periferie sono luoghi sociali. La Costituzione ci invita a essere plurali ma con una vocazione unitaria”

Laura Lega, Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero degli Interni, è intervenuta agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.

Ecco le sue dichiarazioni prima di intervenire al panel centrato sul tema “Il riscatto delle periferie e le prospettive per i giovani“, moderato dal giornalista Lirio Abbate.

“Oggi viviamo in una società complessa nella quale le risposte non sono ovviamente semplici. Quando parliamo di periferie non parliamo solo di luoghi geografici, parliamo di luoghi sociali.

Noi possiamo avere delle periferie, tra virgolette, anche in aree centralissime. Penso per esempio alle aree delle nostre stazioni, che spesso sono interessate da dinamiche di degrado, di disagio, che sono, nonostante questo, nel centro spesso delle nostre città. Quindi l’approccio deve essere un approccio multidisciplinare, un approccio che punta a garantire una coesione sociale, interventi che siano multidisciplinari.

In questa direzione il Governo, con il decreto Caivano, sta puntando a una serie di interventi. La creazione dell’osservatorio delle periferie testimonia proprio la volontà di analizzare da dentro, nei territori, quelli che sono realmente i problemi, le dinamiche che interessano e quindi guardare poi a realizzare iniziative che possano calarsi nel concreto e dare risposte efficaci.

Risposte che devono significare sicuramente innanzitutto un maggior controllo del territorio, in primis si sta operando proprio per incrementare la presenza delle forze di polizia, ma accanto a questo un approccio multidisciplinare che guardi a rimuovere le cause di questo degrado.

Cause sociali, quindi lavorare per esempio su centri di aggregazione sani, guardando lo sport, guardando ovviamente all’istruzione, guardando in sostanza a quello che la società civile deve offrire perché i ragazzi possano integrarsi, ragazzi italiani, ragazzi provenienti da paesi terzi che già sono presenti nel nostro paese, ovvero i minori stranieri non accompagnati, che sono un numero importante sui quali si sta investendo anche con risorse significative del Fondo Asilo con il FAMI, con progettazioni che con investimenti estremamente importanti puntano a creare quei percorsi quasi sartoriali di formazione lavoro.

Non siano solo in sostanza risorse dedicate a garantire l’accoglienza, ma si possa effettivamente percorrere insieme a questi ragazzi che arrivano nel nostro paese un percorso vero, autentico di integrazione sociale, che passi attraverso l’istruzione, la formazione lavoro e che quindi gli consenta di inserirsi positivamente nel contesto sociale.

Una partita così importante, così delicata, insomma mi faccio dire noi stiamo attraversando non le pagine della cronaca quotidiana ma le pagine della storia, stiamo veramente, come dire, navigando dentro la storia e quando riguarderemo tra qualche decennio, forse di più, quello che sta accadendo in questi ultimi anni lo guarderemo ovviamente con una prospettiva diversa. Dico questo perché? Perché siamo ovviamente dentro un processo complesso, estremamente complesso, che vede l’incrociarsi di sfide molto diverse, quelle della globalizzazione, della tecnologia, della digitalizzazione, quella dei flussi migratori che ovviamente ci stanno riguardando.

Noi siamo un Paese, vede, che per posizione geografica è quasi un pontile mediterraneo e che quindi è il trait d’union tra il continente africano e l’Unione Europea. Flussi che si sono ridotti in maniera sensibilissima, noi abbiamo un decremento estremamente importante di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dimezzati gli arrivi rispetto addirittura anche al ’22. Quindi c’è un’azione estremamente importante che sta dando risultati concreti.

Ma accanto a questo ovviamente le risposte, ripeto, devono essere fatte non solo dallo Stato, ma in un quadro appunto di sinergie reali, concrete, in un lavoro di squadra che si fa ovviamente con i comuni, con gli enti territoriali, ma con tutta la società civile, il mondo del terzo settore. Il ruolo che ovviamente oggi svolge il mondo del terzo settore, l’impresa sociale è fondamentale, deve essere un lavoro fianco a fianco con la condivisione di obiettivi, ognuno gioca la propria partita ovviamente, ma ognuno ha le proprie responsabilità, ma un’azione corale che porti tutti insieme nella direzione di realizzare ovviamente una capacità di guardare al futuro e di riconoscere le opportunità e non soltanto i problemi, insomma, di cercare di guardare non solo con resilienza, ma con voglia di far bene al futuro con fiducia.

La nostra carta costituzionale ci insegna ed è il nostro faro, ci insegna a lavorare tutti insieme verso un lavoro che sia sintesi della pluralità. La bellezza del nostro sistema, del nostro DNA è essere plurali ma con una vocazione unitaria, quindi questo deve essere lo spirito e credo che queste giornate lo confermino perché poi l’approccio che si è dato sui tanti temi, sentendo più voci che possano raccogliere, insomma, ognuno ha la propria esperienza e raccontarla qui, parla proprio di sintesi e di guardare al futuro con grande fiducia, una vera ripartenza”.

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