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[L’anticipazione] Draghi accelera. Lo Stato pronto a uscire dal Monte dei Paschi di Siena

II governo guidato da Mario Draghi è pronto a imprimere un’accelerazione al processo di uscita dello Stato dal capitale del Monte dei Paschi di Siena. 

Sono queste le prime indicazioni che sembrano arrivare dal ministero dell’Economia, dove il dossier senese sarebbe già sulla scrivania del ministro Daniele Franco. 

Il governo – secondo una ricostruzione di Milano Finanza – non cambia strategia sul Monte. 

E punta a completare la privatizzazione della banca nei termini pattuiti con le autorità europee, come riferiva ieri l’agenzia Reuters ribadendo che l’integrazione con un partner strategico eviterebbe a Mps di drenare sempre più risorse del contribuente italiano. 

In base agli accordi presi nel 2017 con la Commissione Ue nell’ambito del salvataggio, il Tesoro dovrà uscire dal capitale di Siena entro la fine di quest’anno. 

“Occorre ricordare – scrive Luca Gualtieri su MF – che prima di Natale il Tesoro aveva fatto importanti aperture sulla dote promessa all’eventuale compratore”. 

“Se la trasformazione delle dta in crediti fiscali è stata blindata nella Legge di Bilancio (l’effetto dovrebbe essere di circa 2,4 miliardi), in queste settimane sarebbe in fase di definizione anche la garanzia sul contenzioso. Gli advisor al lavoro sul dossier (Mediobanca, Credit Suisse, Bank of America Merrill Lynch e lo studio legale Orrick) starebbero infatti limando uno schema per ridimensionare, se non proprio neutralizzare, il rischio legale” scrive ancora Gualtieri. 

“Il relativo premio verrebbe ripartito in proporzioni da definire tra la banca e lo Stato attraverso una partecipata pubblica come Fintecna, Amco o Sace”. 

Proprio il premio – osserva Milano Finanza – rappresenta l’aspetto più delicato dell’architettura in fase di definizione perché sotto certe condizioni potrebbe far scattare la contestazione di aiuto di Stato. 

“Il progetto, così come l’intero pacchetto di incentivi costruiti dal Tesoro per agevolare la cessione del Monte dei Paschi di Siena, dovrà passare al vaglio della Commissione Ue e della Direzione Concorrenza di Bruxelles guidata dalla rigorosa Margrethe Vestager” precisa Gualtieri nel suo retroscena. 

“Se la copertura assicurativa non neutralizzasse del tutto il rischio legale, il ministero dell’Economia potrebbe inoltre dar seguito ai contatti già avviati a fine 2020 con singoli investitori (privati e non) per arrivare a soluzioni transattive”. 

“II compratore? Banco Bpm e Bper sono i candidati naturali, se non fosse che i vertici dei due istituti risultano oggi assai freddi verso un’operazione Siena. Nel radar dei due ceo Giuseppe Castagna e Alessandro Vandelli oggi ci sono infatti altre opportunità”. 

“Un cortese rifiuto agli advisor di Mps potrebbe arrivare anche dalle due banche francesi attive in Italia, ossia Crédit Agricole e Bnp Paribas”. 

Unicredit rimane il candidato più probabile per un’aggregazione. Difficilmente però la banca si muoverà prima della nomina a ceo di Andrea Orcel che sarà votata dall’assemblea in aprile. 

“Sarà Orcel a disegnare la privatizzazione di Siena?”, si chiede in conclusione Gualteri su MF. 

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