Il turismo torna in Sardegna, anche se tra contratti precari, stipendi sproporzionati rispetto al carico di lavoro e orari troppo flessibili sono ancora tantissimi i lavoratori stagionali che mancano all’appello. La soluzione per trovare personale? Rimodulare salari e orari di lavoro.
Secondo quanto dichiarato dal segretario generale della UilTucs Sardegna, Cristiano Ardau, interpellato dall’AGI a Cagliari in occasione del congresso regionale del sindacato che rappresenta i lavoratori del settore commercio, turismo, servizi, vigilanza e terziario avanzato. «Bisogna fare un patto con le aziende», sostiene il sindacalista, «perché nel momento in cui manca l’offerta di lavoro, si devono aumentare le retribuzioni e dare il giusto compenso a questi lavoratori. Dobbiamo anche puntare sulle professionalità e sull’incremento delle competenze con tutti gli strumenti possibili e dare contezza con contratti che siano una risposta a chi lavora per vivere e non per sopravvivere».
Un settore con 50 mila addetti
Secondo una stima della UilTucs regionale, nell’isola ci sono 50 mila persone impiegate nel comparto turistico, alle si devono aggiungere altrettante stagionali. Ma sono proprio queste ultime a essere irreperibili. «Noi rappresentiamo il settore del turismo, del commercio dei servizi, che comprende il 70% degli occupati in Italia: Chiediamo una maggiore attenzione perché questo comparto può dare un grande contributo all’apparato produttivo allo sbocco occupazionale», ha rivendicato Ardau durante il congresso, dal titolo “Capitale umano”, «volutamente provocatorio, perché richiama un concetto ideologico che si è svuotato nel tempo».
L’epoca del lavoro “liquido”
«Con capitale umano si indicava il valore che i lavoratori potevano e possono dare al mondo del lavoro, che oggi viene svalutato dalla precarietà, dai mini-contratti, dai part time, dall’assenza di contratti a tempo indeterminato e da un mondo del lavoro che è diventato molto “liquido”», ha argomentato il segretario della Uitucs Sardegna. «Serve, però, una riflessione sulle retribuzioni che spesso sono basse, volatili e che vengono da blocchi contrattuali. In certi comparti abbiamo addirittura contratti nazionali bloccati da sette anni». Quello turistico, secondo Ardau, «è diventato un comparto povero e poco attrattivo, dove ci sono alti carichi di lavoro, e dove si lavora anche durante la notte e nelle festività».
Nessun rispetto dei turni
«Nessuno rispetta i turni contrattuali», ha denunciato il segretario. «Si arriva a fare anche 10 o 12 ore e le persone stanno iniziando a fare delle scelte. È diventato un settore marginale. Nel commercio, ad esempio, lavorano, invece, circa 80 mila dipendenti, di cui moltissimi nella grande distribuzione organizzata».








