Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Puntin, ha firmato un decreto per modificare le regole sulle esportazioni dal Paese di materie prime e le importazioni di alcuni beni.
Il decreto e’ valido fino al 31 dicembre 2022 e introduce una serie di restrizioni per la sicurezza della Russia.
In particolare, il decreto include il divieto di esportare o importare prodotti e materie prime secondo una lista fissata dal governo russo.
Una lista che sarà resa nota nelle prossime ore.
Lo stop del gas
Ed è facile immaginare che questo provvedimento, insieme alla stesura della lista dei Paesi “ostili” alla Russia, sia la premessa anche legale per consentire – ad esempio – ad una azienda come Gazprom a sospendere le forniture di gas.
Ma bisogna attendere per capire se il gas naturale farà parte delle materie prime che per diversi mesi la Russia non potrà esportare verso una serie di Paesi.
C’è da considerare anche il ruolo come maggiore esportatori di grano. E le eventuali conseguenze di un ormai molto probabile blocco.
Risposta all’embargo
E secondo alcuni osservatori potrebbe essere la risposta di Putin all’embargo del gas russo di Stati Uniti e Gran Bretagna e anche al piano di uscita dalle forniture annunciato sempre ieri dall’Europa e previsto in 24 mesi.
La minaccia del vice premier
“In caso di un embargo petrolifero, abbiamo tutto il diritto di prendere una decisione corrispondente e imporre un embargo sul pompaggio di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1”, tagliando così l’approvvigionamento dell’Europa, aveva avvisato il vicepremier russo Aleksandr NOVAK.
La rabbia di Putin
Vladimir Putin è “arrabbiato e frustrato” per gli errori di calcolo e questo lascia intravedere settimane difficili per l’Ucraina, con gli scontri nelle città peggiori di quanto avvenuto finora.
Lo afferma il direttore della Cia, William Burns, davanti alla Commissione intelligence della Camera dei rappresentanti, sottolineando che il presidente russo si trova ad affrontare il forte desiderio di indipendenza e sovranità dell’Ucraina emerso con forza dopo l’annessione della Crimea.
Il cerchio magico dello zar
Per Putin l’attacco in Ucraina è radicato in sue profonde convinzioni personali, aggiunge Burns osservando come il ristretto circolo di consiglieri di Putin si è ristretto di più con il Covid. Ed è un circolo in cui “non c’è alcun miglioramento di carriera quando si fanno domande e si sollevano dubbi sulle sue valutazioni”.
Le opinioni del presidente russo Vladimir Putin su Ucraina e altre questioni “si sono irrigidite” nel corso degli anni.
La Cia: non è pazzo
“Questo non significa che sia pazzo”, ma unito alla “contrazione della sua cerchia ristretta”, lo rende “estremamente difficile da affrontare” spiega Burns.
Alla domanda se consideri Putin più “uno scaltro genio o uno spietato tiranno”, Burns ha risposto: “Penso che il tiranno spietato si avvicini molto di più”.
In guerra con informazioni sbagliate
Riguardo all’Ucraina, secondo Burns “Putin è determinato a dominare e controllare l’Ucraina per plasmarne l’orientamento”, aggiungendo che riportare l’Ucraina in quella che considera la sfera di influenza della Russia “è una questione di convinzione personale” per Putin. “Per molti anni ha ribollito in una combinazione infiammabile di rancore e ambizione”, ha detto Burns che, come ricorda il Washington Post, è stato ambasciatore in Russia dal 2005 al 2008. “Quindi è andato in guerra sulla base di una serie di ipotesi che lo hanno portato a credere che la Russia si trovasse in una posizione di favore per l’uso della forza”, ha concluso.
Putin non riesce a conquistare l’Ucraina
La Russia sta affrontando gravi difficolta’ militari in Ucraina, con problemi logistici ma anche nel morale delle truppe, e avra’ difficolta’ a controllare il territorio e a installare un regime filo-russo, considerata la persistente resistenza ucraina: questo in sintesi il pensiero di Avri Hanies, direttrice dell’intelligence nazionale statunitense anche lei intervenuta in audizione al Congresso Usa per dare un aggiornamento sulla crisi.
Piano mal congegnato
Secondo Haines, il presidente Vladimir PUTIN contava di conquistare Kiev in due giorni, un’operazione lampo che avrebbe impedito all’Occidente di aiutare al Paese. Ma non e’ accaduto: “Le sue operazioni militari sono state in gran parte inefficaci”, ha aggiunto il direttore della Cia, William Burns. “Mosca ha sottovalutato la forza della resistenza dell’Ucraina e il grado di sfide militari interne che stiamo osservando, ovvero un piano mal congegnato, la questione del morale e quelle logistiche”.
Non vuole perdere
“Valutiamo che PUTIN si senta afflitto dal fatto che l’Occidente non gli concede l’appropriata deferenza e percepisca questa come una guerra che non può permettersi di perdere”, ha spiegato la direttrice dell’intelligence.
“Pensiamo sia improbabile che PUTIN sia frenato dagli ostacoli incontrati finora e possa invece intensificare, raddoppiare gli sforzi per ottenere il disarmo ucraino, la neutralità e impedire un’ulteriore integrazione con Usa e Nato se non ci riesce con un negoziato diplomatico”, ha concluso.








