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L’allarme di Busia (presidente Anac): «In Italia appalti senza gara al 58 per cento. La concorrenza è a rischio»

“Le semplificazioni nel periodo di emergenza hanno riguardato principalmente gli appalti “sotto soglia”, e le stazioni appaltanti hanno fatto larghissimo ricorso alle nuove procedure, che oggi consentono di assegnare le commesse in via diretta ad un operatore, anche senza un preliminare confronto fra preventivi”

“In particolare, spicca l’aumento del 242% dell’affidamento diretto di lavori fino a 150.000 euro registrato nel secondo semestre del 2020. Tale tendenza potrebbe essere addirittura accentuata a seguito dell’emanazione del decreto legge n. 77 del 31 maggio 2021, che ne estende la portata per i servizi e le forniture entro la soglia di 139.000 euro fino al 30 giugno del 2023″. 

Lo ha detto il presidente dell’AUTORITA‘ nazionale anticorruzione Giuseppe Busia presentando ieri alla Camera dei Deputati la Relazione annuale 2020. 

“Si deve guardare con favore l’indicatore in termini di incremento degli affidamenti – ha aggiunto Busia – ma occorre anche evidenziare che una tanto ampia sospensione della concorrenza fra imprese incidera’ sull’assetto del mercato, riguardando il 58% degli affidamenti di lavori e il 53% di quelli per servizi e forniture, nei quali opera un tessuto di micro, piccole e medie imprese, tanto rilevanti per l’assetto produttivo del nostro Paese”. 

Gli appalti relativi al 2020 di importo superiore a 40mila euro e riconducibili alla pandemia da Covid-19 (periodo marzo-dicembre) sono stati poco meno di 12mila per un valore di circa 20 miliardi di euro. 

 “Circa i tre quarti di questi bandi – spiega la relazione – riguardano forniture, per un controvalore pari all’86% del totale”. Nell’86,6% dei casi e’ stata utilizzata la procedura negoziata o l’affidamento diretto, che non prevedono la pubblicazione di un bando di gara, “per un controvalore a base d’asta di 14,2 miliardi di euro. I restanti 5,8 miliardi di euro sono stati appaltati tramite procedure aperte, ristrette, negoziate con bando e sistemi dinamici di acquisizione”. Inoltre l’80% delle gare ha una base d’asta superiore ai 5 milioni di euro per un valore complessivo di 16,3 miliardi di euro: ne deriva che, per la maggior parte dei bandi piu’ rilevanti, le stazioni appaltanti hanno previsto una modalita’ ‘semplificata’ di scelta del contraente”. Piu’ in generale, i numeri sui bandi pubblici contenuti nella banca dati dell’Anac confermano il trend di crescita iniziato nel 2017. “Rispetto ai dati del 2016 (anno in cui e’ stato modificato il codice appalti, ndr) – si legge nel documento – si registra un incremento nel valore complessivo degli importi a base d’asta dei bandi pari a circa il 75%”. “Nel 2020 il valore complessivo dei bandi di contratti pubblici, aventi importo pari o superiore a 40.000 euro, si e’ attestato poco sotto i 178,8 miliardi di euro, dato superiore dell’1,7% rispetto a quello del 2019 nonostante l’inevitabile rallentamento causato dalla pandemia”. Rispetto al 2019 sono in crescita il settore dei lavori e delle forniture (rispettivamente +52,8% e +11,7% come importo dei bandi) mentre e’ in calo quello dei servizi (-30,7%). 

Secondo il presidente dell’Anac e’ necessario qualificare le stazioni appaltanti e promuovere soggetti aggregatori di enti locali. Per raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha detto, e’ “indispensabile dare finalmente attuazione al sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Occorrera’ anche potenziare i soggetti aggregatori regionali, consentendo loro di offrire servizi anche al di fuori del proprio territorio di riferimento e magari di specializzarsi per settori o ambiti di attivita’, attraverso un positivo confronto competitivo nell’offerta dei propri servizi. Sarebbe altresi’ da incoraggiare la nascita di soggetti aggregatori pubblici promossi dagli enti locali, lasciando a questi ultimi, in assenza di dimensioni adeguate, solo i contratti di minori dimensioni piu’ facilmente gestibili”. 

“La qualificazione – ha aggiunto Busia – costituisce un passaggio obbligato per favorire l’efficienza e la qualita’ negli appalti, selezionando i committenti piu’ attrezzati anche da un punto di vista tecnologico. Tale evoluzione e’ ancor piu’ necessaria alla luce del calo del peso complessivo delle centrali di committenza negli ultimi anni; dal 2016 al 2020 si e’ infatti passati dal 14% al 10% in termini di numero di procedure e dal 32% a poco meno del 25% in termini di volumi”

Aumentano anche i pareri di arbitrato emessi dall’Anac. Nel corso del triennio 2018-2020 l’AUTORITA‘ nazionale Anticorruzione segnala un progressivo aumento dell’utilizzo del precontenzioso, una sorta di arbitrato svolto dall’Anac come strumento alternativo al ricorso che prevede una richiesta dell’impresa o della stazione appaltante (o congiunta) e l’emissione di un parere da parte dell’AUTORITA‘. Nel 2020 sono pervenute 504 istanze di precontenzioso e sono stati emessi 335 pareri. Di questi, 89 sono stati emessi nella forma semplificata, mentre gli altri 246 sono stati adottati con delibera del Consiglio dell’AUTORITA‘. La maggior parte ha riguardato conflitti per l’affidamento di gare di servizi (54%), seguiti da lavori (35%) e forniture (10%). Il valore degli appalti interessati da precontenzioso e’ stato per il 55% dei casi superiore alla soglia comunitaria. 

Nel 2019 le richieste sono state 482 con emissione di 279 pareri mentre nel 2018 le richieste sono state 541 con emissione di 214 pareri. “I dati relativi alle istanze pervenute nel triennio 2018-2020 – commenta la Relazione – confermano il consolidarsi del ruolo del precontenzioso come strumento, alternativo al ricorso, per ottenere una soluzione delle questioni insorte nel corso della gara”

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