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L’affare è fatto. Intesa Sanpaolo conquista Ubi. Nasce un colosso bancario che cambia la storia

Intesa Sanpaolo, seconda banca italiana, si è assicurata a due giorni dalla chiusura dell’offerta circa il 72% della rivale UBI superando la soglia cruciale del 66,67% che le consente di avere la maggioranza nelle assemblee straordinarie.

In questo modo per Intesa sarà più semplice procedere a una fusione con UBI e soprattutto gestire la cessione dei 532 sportelli a Bper Banca, operazione a cui è condizionato il via libera dell’Antitrust all’operazione.

Intesa ha presentato la sua offerta a metà febbraio, poco prima che l’epidemia di Covid-19 colpisse l’Italia, e da allora i due istituti di credito sono stati coinvolti in duro braccio di ferro in quella che è destinata a diventare una delle più grandi fusioni bancarie europee dopo la crisi finanziaria globale.

Il Cda di UBI ha respinto due volte l’offerta sostenendo che non riflette il valore reale della banca, anche dopo che Intesa l’ha migliorata aggiungendo al concambio azionario di 1,7 azioni Intesa ogni azione UBI una componente cash di 0,57 euro.

Anche il principale gruppo di azionisti di UBI, raccolti nel patto denominato Car che detiene il 19%, ha più volte bocciato l’operazione ma ha annunciato la sua adesione grazie anche alle garanzie ricevute in particolare sulla tutela dei dipendenti UBI e sugli investimenti per il territorio, si legge in una nota.

Il Car, che comprende dinastie italiane come la famiglia di artiglieri Beretta, aveva già iniziato a rompere i ranghi all’inizio di questo mese.

Aggiungendo un’offerta in contanti a quello che inizialmente era solo uno scambio di azioni, Intesa ha aumentato al 40% dal 24% il premio sul prezzo di chiusura di UBI del giorno in cui l’offerta fu annunciata.

Alcuni membri del Car come le due fondazioni Crc e Banca del Monte di Lombardia e Cattolica avevano già aderito all’offerta con una quota combinata dell’11%, hanno detto due fonti vicine all’operazione.

Con l’aggiunta della partecipazione residua dell’8% già in mattinata Intesa aveva di fatto superato la soglia minima di accettazione del 50% più un’azione.

Le due fonti hanno affermato che anche il fondo d’investimento britannico Silchester International Investors ha indicato che avrebbe aderito all’offerta, portando quindi la proiezione delle accettazioni a circa il 60%. Silchester non ha commentato.

Gli investitori istituzionali attendono tradizionalmente fino all’ultimo giorno per l’eventuale consegna delle loro azioni.

L’offerta si sarebbe dovuta chiudere ieri, ma la Consob l’ha estesa a giovedì per proteggere gli azionisti dopo aver richiesto chiarimenti sulle comunicazioni emesse da UBI in relazione all’offerta.UBI ha affermato di aver sempre agito in conformità con le richieste della Consob.

Il successo dell’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su UBI rappresenta uno spartiacque storico per il mondo bancario italiano.

Questa fusione è infatti la prima a nascere da un’offerta non concordata, che dalle parti di UBI è stato visto come un affronto, ma per il mercato è un passo avanti importante.

Ciò dimostra che anche le banche con azionisti non finanziari come le fondazioni, sono contendibili.

Che se anche non ci si mette d’accordo a tavolino, le regole del mercato valgono.

Tra banche non era mai capitato, ciò renderà nei prossimi mesi e anni, molto attraenti le nostre banche sane, e mette una pietra tombale sulle gestioni in mano a pochi stakeholder, e mai agli shareholder. 

Il successo dirompente di Intesa Sanpaolo – a questo punto si può supporre si arrivera’ a oltre il 90% di adesioni alla conclusione dell’offerta prevista per domani – toglie un soggetto aggregatore al mercato nostrano.

Si innesca un domino che la Bce auspica da tempo.

Troppe ancora le banche in Italia che hanno dimensione troppo ridotta per essere al sicuro da tempeste come la pandemia.

Chi è cresciuto in questi ultimi 15 anni, oggi sta bene, la stessa Intesa Sanpaolo è un esempio di progressivi consolidamenti, ultimo in ordine di tempo l’acquisizione delle due banche venete salvate dal fallimento.

Ma anche Bper, che con gli sportelli che acquisirà da UBI è oramai ai piedi del podio tra le più grandi, come Banco Bpm sono esempi di fusioni riuscite.

Chi è rimasto da solo ha sofferto, basti pensare a Mps, Carige e tante altre.

Salvarle, sarà ora più semplice che si è dimostrato che “conquistare” una banca sia un esercizio possibile anche in Italia. 

Proprio la banca senese in mano al Tesoro, nel 2021 dovrà tornare privata, ed e’ al centro degli appetiti di molti.

Radicamento e storia sono ottimi, e chi vorrà crescere deve passare da Piazza Salimbeni e via XX Settembre a Roma.

C’è poi Credem, una delle banche più solide de Paese, e le due valtellinesi Creval e Popolare di Sondrio, da anni al centro di voci e rumors.

Un mercato più forte e trasparente, oltre ad attrarre investitori esteri, rende anche più competitive le nostre banche all’estero.

In Europa tolti alcuni campioni, tutto e contendibile per i nostri banchieri.

La forza del risparmio privato degli italiani, l’aumento dei depositi durante la pandemia ne ha dimostrato la resilienza, è una corazzata.

Chissà che non sia proprio Intesa Sanpaolo, oggi all’estero ancora una mosca bianca, a fare un ulteriore passo in avanti per salire ancora nel ranking europeo che la vede al settimo posto, includendo UBI.

La Bce ha guardato con grande attenzione alle mosse di Gian Maria Gros-Pietro e Carlo Messina in queste settimane, chiudere un’acquisizione durante e sUBIto dopo una pandemia, non è un risultato da poco.

Specialmente in Germania, c’e’ bisogno di una mano grossa al sistema bancario privato, travolto da scandali e problemi.

Chissà che in queste prossime settimane non arrivi una telefonata da Francoforte, non solo per fare i complimenti al top management.

Non sarebbe la prima volta, Unicredit acquisì HypoVereinsbank nel 2005 con un’opa che raccolse quasi il 94% dei consensi tra i soci.

Un successo, come quello di Intesa Sanpaolo con UBI, che se dovesse fare ulteriori passi in avanti, può contare su soci pronti a investire ancora.

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